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La religione della cultura in età ellenistica
<p style="text-align: justify;">Quando Alessandro Magno morì nel 323 a.C il suo impero fu suddiviso in varie monarchie, con la cosidetta Spartizione di Babilonia che vide contrapposte due linee di successione: il figlio di Alessandro avuto dalla moglie Rossane, Alessandro IV, ed il suo fratellastro Filippo Arrideo. Poichè il primo era in fasce ed il secondo infermo di mente, i generali dell'esercito macedone elessero un reggente - Perdicca. Questi l'anno successivo mosse guerra contro Tolomeo - uno dei generali macedoni e satrapo dell'Egitto - ma rimase ucciso in battaglia. Successivamente i generali elessero come reggente Antipatro, ma scoppiò una guerra civile che portò alla morte dei familiari di Alessandro ed in sostanza alla suddivisione dell'impero in diverse monarchie.</p> <p style="text-align: justify;">I Cittadini greci - che fino a poco tempo prima appartenevano a piccoli stati (le Poleis) - ora divenivano sudditi di monarchie estese in cui i centri di potere si spostavano dalla Grecia al vicino oriente; la vita partecipativa della classica città greca aveva perso ogni significato e si era aperto un vuoto di appartenenza, che gli ellenici tentarono di colmare con l'abbraccio a dottrine orientali, credenze esotiche, filosofie redentrici. Alcuni si rifugiarono in una religione appena nata: la religione della cultura e dell'arte.</p> <p style="text-align: justify;">Quando la vita civica si eclissò, ci fù chi decise di dedicare le proprie energie a imparare, ad istruirsi, nella speranza di rimanere libero ed indipendente in un mondo di cui si era perso ogni appiglio; a sviluppare al massimo ogni talento; ad ottenere la migliore versione di se stesso; in sostanza a sviluppare una estetica dell'esistenza. M. Foucault, in un'intervista poco prima di morire, affermò "<em>M'incuriosisce il fatto che nella nostra società l'arte si è trasformata in qualcosa che riguarda gli oggetti, e non la vita, nè gli individui. Perchè un uomo comune non può fare della propria vita un'opera d'arte?...</em>". Siamo di fronte ad una idea simile a quella sostenuta dai Greci. Nel periodo ellenistico la <em>paideia</em> - la formazione - per alcuni divenne l'unico scopo significativo della vita ed i romani tradussero il termine con <em>humanitas</em> che rappresentò un concetto riscoperto e fondamentale nello sviluppo del Rinascimento ed in seguito dell'Illuminismo.</p> <p style="text-align: justify;">Spesso ci dimentichiamo che questa fede nella cultura nacque quasi come un culto religioso, quindi anche con aspettative legate alla vita oltre la morte: i fedeli infatti credevano che le anime degli eletti sarebbero vissute in praterie bagnate da fresche sorgenti, dotate di spazi per teatri e poeti, danze, concerti... In epoca romana troviamo diversi monumenti funebri in cui si fa riferimento a questa religione della cultura; ad esempio nel II secolo leggiamo su una tomba "<em>Tutti gli altri averi sono umani, piccini e non meritano di essere perseguiti con affanno. I titoli nobiliari sono un lascito che appartiene agli antenati. La ricchezza è un dono della sorte, che come la dà la toglie. La gloria traballa. La bellezza è effimera; la salute, capricciosa. La forza fisica viene fatta prigioniera dalla malattia e dalla vecchiaia. L'istruzione è l'unico dei nostri possedimenti ad essere immortale e divino. Perchè soltanto l'intelligenza ringiovanisce con il passare degli anni, e il tempo, che sottrae sempre tutto, solo in questo caso somma alla vecchiaia la saggezza. Nemmeno la guerra, che è come un torrente in piena e spezzae trascina via ogni cosa, può toglierti ciò che sai</em>."</p> <p style="text-align: justify;">Le informazioni sono recuperate dal libro "<em>Papyrus - l'infinito in un giunco</em>" di I. Vallejo.</p>