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Einstein On Einstein - la ricerca di una comprensione concettuale delle cose
<p style="text-align: justify;">Questa nota nasce dalla lettura del capitolo "<em>Striving for a conceptual grasp of things</em>" del libro "<em>Einstein On Einstein</em>" scritto da H. Gutfreund e J. Renn che rappresenta un commento ragionato all'Autobiografia Scientifica di Einstein.</p> <p style="text-align: justify;">Nell'Autobiografia Scientifica Einstein fornisce pochi riferimenti biografici e tutti quelli presenti si riferiscono a tappe importanti della sua crescita concettuale; il suo percorso è un graduale allontanamento da ciò che è temporaneo e meramente personale (gli affanni direi della vita quotidiana) con l'obiettivo di giungere ad una completa comprensione concettuale del mondo reale.</p> <p style="text-align: justify;">Il cammino intrapreso, soprattutto nei primi anni di vita, è costituito da una serie di esperienze di disillusione della vita quotidiana: la lotta per la sussistenza - si pensi ad esempio ad i sacrifici compiuti dal padre a seguito del fallimento della ditta che era stata intrapresa a Monaco ed il conseguente trasferimento a Milano - "<em>not satisfy a young man who considers himself as a thinking and sentient human being, in evident need of placing his own life within a larger and meaningful framework</em>". In un saggio scolastico [Einstein, 18 September 1896, CPAE vol. 1, Doc. 22.] del 1896 - scritto in francese - Albert afferma di preferire l'indipendenza di una professione scientifica e menziona la sua propensione all'astrazione e al pensiero matematico; in alcune lettere [Einstein to Julia Niggli, 6 August 1899, CPAE vol. 1, Doc. 51, p. 129; Einstein to Mileva Marić, 17 December 1901, CPAE vol. 1, Doc. 128, 186.] ad amici sempre dello stesso periodo osserva di preferire una vita solitaria come suggerito dal filosofo Shopenhauer. In particolare il filosofo tedesco ha rappresentato una risorsa per Einstein al fine di allontanarsi dallo strettamente personale, come si evidenzia nell'autobiografia di R. Kayserin in cui si afferma "<em>In his little study, he works beneath the pictures of three thinkers of whom he is especially fond, Faraday, Maxwell and Schopenhauer</em>". Chiaramente nei primi anni di vita Shopenhauer non poteva essere una risorsa intellettuale, ma l'approccio alla vita indicato dal filosofo tedesco era già presente in Einstein e si manifestava nella sua iniziale propensione alla religione, che tanto aveva sconcertato i sue parenti. Questa propensione alla fede ebraica fu favorita da un giovane insegnante ebreo - di nome Max Talmud - che la famiglia chiamò presso di se per facilitare gli studi del giovane Albert. Ciò che deve avere reso l'identificazione con la religione tanto edificante per Einstein era il fatto che offriva un mezzo per prendere le distanze da quelle che considerava le preoccupazioni 'borghesi' della sua famiglia, specialmente in tempi di crisi.</p> <p style="text-align: justify;">La parentesi 'religiosa' fu breve e quello che lasciò nell'animo di Albert fu la necessità di una visione globale della realtà che superasse le limitazioni delle prospettive individuali; visione che gli fornirono le letture di alcuni libri di divulgazione scientifica, che proprio Talmud aveva introdotto nell'istruzione del giovane. Nei libri di Bernstein Einstein fu introdotto ai concetti scientifici di atomo, etere... ma soprattutto capì che esisteva una visione del mondo alternativa a quella religiosa che era basata sulla scienza, una visione peraltro che presentava degli aspetti 'politici' in quanto mostrava come tramite la scienza l'umanità potesse superare le ipocrisie del mondo borghese e raggiungere un'unità di intenti fino ad allora sconosciuta [Bernstein fu un sostenitore della rivolta democratica del 1848 e questo spirito ribelle pervade le pagine dei suoi libri].</p> <p style="text-align: justify;">Il secondo episodio personale che Einstein menziona nella Autobiografia Scientifica è quello in cui suo padre gli mostra una bussola ed il conseguente senso di meraviglia che Albert prova a seguito della difficoltà di interpretare il fenomeno in essere. La meraviglia in un bimbo di 4/5 anni in generale è l'emozione che si prova quando si riscontra un conflitto fra l'esperienza della fisica intuitiva della fanciullezzza ed il proprio mondo concettuale. Einstein ritenne che queste frizioni fra esperienza e mondo concettuale sono la forza trainante del nostro pensiero. Il senso di meraviglia lasciò un persistente ricordo in Einstein tanto che in una lettera scritta nella sua vecchiaia a Otto Julusburger per i suoi 80 anni afferma "<em>People like us die of course like everyone else, but they do not grow old as long as they live. What I mean by that is that they stand, always as curious as children, before the great mystery into which we have been immersed</em>".</p> <p style="text-align: justify;"><span class="VIiyi" lang="it"><span class="JLqJ4b ChMk0b" data-language-for-alternatives="it" data-language-to-translate-into="en" data-phrase-index="0" data-number-of-phrases="4">Una seconda emozione di meraviglia Einstein la sperimentò all'età critica di dodici anni mentre leggeva un libro di geometria.</span> <span class="JLqJ4b ChMk0b" data-language-for-alternatives="it" data-language-to-translate-into="en" data-phrase-index="1" data-number-of-phrases="4">Nel medioevo, i racconti delle meraviglie sono il segno distintivo delle leggende dei santi, spesso legate a iniziazioni e conversioni.</span> <span class="JLqJ4b ChMk0b" data-language-for-alternatives="it" data-language-to-translate-into="en" data-phrase-index="2" data-number-of-phrases="4">Anche nella forma secolare che il concetto di meraviglia qui gioca nell'autobiografia di uno scienziato, include ancora questa dimensione di un'iniziazione a un mondo trascendente.</span> <span class="JLqJ4b ChMk0b" data-language-for-alternatives="it" data-language-to-translate-into="en" data-phrase-index="3" data-number-of-phrases="4">In questo caso, l'incontro con la geometria come scienza dimostrò al giovane Einstein la possibilità di raggiungere una conoscenza sicura degli oggetti dell'esperienza attraverso il pensiero puro, un altro esempio del potere del pensiero sul mondo reale.</span></span></p>