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Il problema della creazione dei concetti scientifici
<p style="text-align: justify;">Questa nota nasce dalla lettura dell'articolo "<em>Nancy Nersessian's Cognitive Historical Approach</em>" di N. Schwarts che tratta - come dice il titolo - dell'approccio di Nersessian alla Filosofia della Scienza. In particolare consideriamo le motivazioni che hanno spinto la filosofa statunitense ad abbandonare l'approccio tradizionale legato al positivismo logico o quello sostenuto da Kuhn negli ultimi anni del secolo scorso.</p> <p style="text-align: justify;">Il Positivismo Logico ha affrontato il problema del cambiamento concettuale considerando i concetti come entità linguistiche che si evolvono nel tempo seguendo un processo basato sulla continuità: il sapere scientifico è dunque cumulativo. A questo approccio si contrappone quello che è nato dai lavori di Kuhn che considera il cambiamento concettuale come un processo essenzialmente discontinuo, come dimostrano le grandi rivoluzioni scientifiche.</p> <p style="text-align: justify;">Secondo la Nersessian i due approcci sono insoddisfacenti in quanto si basano su due presupposti non completamente corretti:</p> <ul> <li style="text-align: justify;">La maggior parte dei filosofi del Positivismo Logico pensa che l'analisi della scienza avvenga in due contesti distinti: il contesto della scoperta ed il contesto della giustificazione. Essi ritengono inoltre che compito dei filosifi della scienza sia quello di limitarsi a studiare il contesto della giustificazione, lasciando il contesto della scoperta del tutto al di fuori di una analisi filosofica. Essi cercano di compiere una ricostruzione razionale della scienza, determinando le relazioni logiche fra i concetti scientifici.</li> <li style="text-align: justify;">I filosofi che si rifanno a Kuhn hanno tentato di affrontare lo studio del contesto della scoperta, ma senza adeguati mezzi concettuali. Kuhn ad esempio ha utilizzato la metafora della Gestalt per spiegare il passaggio da un paradigma scientifico al successivo, ma così facendo ha introdotto un evento di discontinuità che nella storia della scienza non si verifica. Nersessian inoltre sottolinea come Kuhn non considera la scoperta come un 'processo' ma "<em>identifies conceptual change with the last act when the pieces fall together</em>".</li> </ul> <p style="text-align: justify;">Per superare queste due difficoltà negli ultimi anni del secolo scorso si è fatta strada una prospettiva 'naturalista', i cui massimi esponenti sono proprio la Nersessian, Thagard, Andersen, Barker e Chen, il cui obiettivo è quello di formalizzare il processo della scoperta scientifica come una normale attività umana - seppure altamente specializzata. Secondo le parole di Giere, l'approccio naturalista corrisponde alla "<em>vision that all human activities should be understood entirely as natural phenomena, as are activities of chemicals or animals</em>". In modo analogo Nersessian sostiene che le teorie filosofiche necessitano delle migliori teorie scientifiche disponibili che riguardano l'uomo e le sue pratiche per costruire conoscenza; ella inoltre sostiene che metodi empirici sono ammissibili per testare delle ipotesi filosofiche. </p> <p style="text-align: justify;">Con l'approccio naturalista l'attività dello scienziato viene affrontata e studiata in modo differente, individuando le procedure messe in opera da uno scienziato ('scientific agent'); dove per procedure si può intendere - come indicato da Gooding D. - "<em>a sequence of acts or operations whose inferential structure is undecided</em>".</p> <p style="text-align: justify;">Nersessian viene ad identificare un nuovo contesto di ricerca - diverso da quello della scoperta o della giustificazione - che prende il nome di 'contesto dello sviluppo' che l'autrice definisce nel modo seguente: "<em>The context of development is the domain for inquiry into the processes through which a vague speculation gets articulated into a new scientific theory, gets communicated to other scientists, and comes to replace existing representations of a domain</em>".</p> <p style="text-align: justify;">In questo ambito il cambiamento concettuale diviene "<em>[..] the problem of understanding how scientists combine their human cognitive abilities with the conceptual resources available to them as members of scientific communities and wider social contexts to create and communicate new scientific representations of a domain</em>". L'approccio appena descritto prende il nome di "<strong>cognitive-historical analysis</strong>" e sfrutta i mezzi messi a disposizione dalla scienza cognitiva (una confederazione di discipline che include la filosofia, la psicologia cognitiva, l'intelligenza artificiale, la neurologia, l'antropologia cognitiva e altre) per capire come gli scienziati producono scienza.</p>