Home
Notes
Traductions & Res.
eStudio
Vielbein
Latest notes...
Some notes on Relativity and other arguments
La Fisica Stoica: Pneuma e Continuo
<p style="text-align: justify;">Nella Flosofia della Natura Stoica un ruolo importante lo ebbe il concetto di continuo legato a quello di pneuma.</p> <p style="text-align: justify;">Già Aristotele aveva difeso l'importanza del continuo nella sua polemica verso gli atomisti, rifiutando l'idea di vuoto e sottolineando come la materia fosse distribuita in modo continuo nell'universo; era comunque una concezione passiva. Ben diverso è l'atteggiamento degli Stoici che trasformarono il continuo in una qualità attiva e ne fecero il principio che regge i fenomeni dell'universo.</p> <p style="text-align: justify;">Il continuo è un elemento fondamentale della materia che tiene unito il cosmo, rendendolo allo stesso tempo un tutto dinamico, e che prende il nome di <em>pneuma.</em> Il termine significa "spirito" o "soffio vitale", ha la sua origine nell'approccio biologico dei filosofi greci e si trova come prima espressione in Anassimene in cui assume la corrispondenza con l'aria. Gli Stoici invece lo considerarono come un miscuglio di aria e fuoco e ne rappresentava la caratteristicha fondamentale, cioè quella di essere 'attivi' sia da un punto di vista fisico che biologico.</p> <p style="text-align: justify;">Le qualità elastiche dell'aria erano conosciute da tempo e la sua comprimibilità era stata dimostrata tramite esperimenti pratici; inoltre nel periodo alessandrino si iniziavano a studiare le caratteristiche fisiche del vapore (la sua forza espansiva e la tensione). A queste proprietà fisiche dell'aria si affiancava la consapevolezza biologica che ogni forma di vita era legata alla presenza di calore (che corrisponde all'elemento del fuoco); consapevolezza che era già presente nei filosofi pre-socratici. Gli stoici - a partire dalla seconda Stoa - trasferirono questo conoscenza biologica anche nel campo della fisica, asserendo che ogni fenomeno fisico era determinato anche dal calore portato dal 'fuoco artefice'.</p> <p style="text-align: justify;">L'approccio biologico alla natura è un tema classico della filosofia greca in quanto essi - in generale - tentarono di proiettare nel mondo inorganico le funzioni degli elementi attivi nei corpi viventi. Riusciva dunque facile suppore che gli elementi attivi (nell'uomo l'anima, sovente associata al respiro) costituissero la base del mondo inorganico, proprio come ad essi dovesse farsi risalire la compattezza e la struttura di ogni essere vivente. Che l'approccio fosse questo ci è confermato da un frammento di Alessandro di Afrodisia che afferma "<em>La Teoria di Crisippo sulla mescolanza è la seguente: egli suppone che la natura nel suo complesso sia unita al pneuma da cui è permeata e mediante il quale il mondo viene tenuto insieme e reso compatto, e concatenato</em>".</p> <p style="text-align: justify;">Il pneuma dunque ha il compito di tenere insieme la materia (cosa non ammessa per gli altri due elmenti: l'acqua e la terra che sono ritenuti 'passivi'); e queta caratteristica è espressa dalle '<em>qualità tensionali</em>' del miscuglio dei due elementi che lo costituiscono, cioè le proprietà elastiche dell'aria e quelle termiche del fuoco. Questa tensione è la caratteristica principale del pneuma, che ricorda in qualche modo le caratteristiche di un campo di forza moderne, ed in virtù del suo carattere dinamico dà una forma definitiva a tutti i fenomeni naturali. Plutarco espone la posizione di Crisippo nel passo seguente: "<em>La materia passiva ed immota è il sostrato delle qualità, mentre queste qualità sono delle tensioni del pneuma e dell'aria che ineriscono alle parti di materia e ne determinano la forma</em>".</p> <p style="text-align: justify;">Questa proprietà del pneuma di determinare le qualità secondarie della materia è lo strumento che gli Stoici utilizzano per diversificare la realtà attraverso una teoria del continuo. Mentre ad esempio per gli atomisti la ricchezza delle qualità naturali era in sostanza legata alla posizione e agli urti degli atomi, per gli Stoici la diversificazione era una 'sintesi' delle proprietà del pneuma. Una sintesi che si manifestava in due aspetti:</p> <ul> <li style="text-align: justify;">la mescolanza del pneuma con la materia trasformava quest'ultima da entità priva di carratteristiche in una sostanza fornita di attributi fisici;</li> <li style="text-align: justify;">Ogni attributo della materia, per qualità e grado, dipende dalla misura in cui il fuoco e l'aria sono mescolati nel pneuma.</li> </ul> <p style="text-align: justify;">Per comprendere meglio come agisse il pneuma, gli Stoici si concentrarono - per la prima volta - sul moto all'interno dei mezzi continui; essi infatti furono i primi a considerare e studiare il moto di un'onda in un liquido ma anche nell'aria e ne trassero alcune considerazioni che applicarono al pneuma. Importante per loro fu lo studio di un onda in un mezzo limitato, come uno stagno o una vasca: qui le onde si espandono in cerchi concentrici a partire dalla pietra gettata nell'acqua, finchè esse sono rimandate indietro dai bordi per interferire con le altre onde procedenti dal centro. In fisica il risultato di questa interferenza è un'onda stazionaria e si manifesta nei mezzi finiti come le corde di uno strumento musicale. Questa vibrazione stazionaria fu chiamata dagli Stoici 'moto tensionale' e rappresenta anche la causa della diversificazione naturale; ogni auto-vibrazione del pneuma determina una proprietà della materia. Nemesio ad esempio afferma riferendosi agli Stoici: "<em>... dicono che esistono nelle sostanze dei moti tensionali che si muovono simultaneamente verso l'interno e verso l'esterno. Il movimento verso l'esterno dà origine alla quantità e alla qualità, mentre il movimento verso l'interno produce l'unità e la sostanza</em>".</p> <p style="text-align: justify;">Non sorprende che il moto tensionale rappresentasse anche il moto di uno '<em>stato</em>' del pneuma; Filone, ad esempio, discutendo del movimento del logos come causa spirituale asserì che "<em>non si muove per mutamento di luogo, cioè lasciando un posto ed occupandone un'altro, ma per mezzo del moto tensionale</em>". E' interessante questa considerazione di Filone in quanto mostra che il pneuma non è veicolo solo degli aspetti fisici della realtà, ma anche della razionalità (causalità) insita nella natura.</p> <p style="text-align: justify;">Anche Galeno utilizzò il concetto di moto tensionale per spiegare il movimento dei muscoli. Egli infatti trattando dello stato dei muscoli quando un arto è fermo afferma: "<em>poichè nè l'intero arto di cui (i muscoli) fanno parte, nè essi stessi paiono muoversi, noi non ci azzardiamo ad ammettere che essi si muovano davvero. Qual é la soluzione di questo problema? Forse potremo trovarla nella teoria di quei movimenti che sono detti tensionali</em>".</p> <p style="text-align: justify;">Il pneuma e la sua forza di tensione, i quali riempiono tutto il cosmo, sono anche gli agenti che creano l'unità e lo stretto legame intercorrente fra le parti in cui il cosmo è scomposto. L'armonia e l'ordine del cosmo sono spiegati con la presenza del pneuma che pervade ogni cosa; in questo modo il pneuma diviene una forza cosmica (alcuni hanno identificato il pneuma con l'etere della scienza fisica del 700). Il continuo dunque con gli Stoici non rappresenta più solamente un concetto geometrico/matematico, ma diviene un campo fisico che determina l'interrelazione esistente fra le parti dell'universo. Che il pneuma assuma questa valenza 'cosmica' è confermato dalla scoperta di Posidonio del legame ('simpatia') fra le maree e le fasi lunari; Poseidonio infatti non solo scoprì il legame fra le due entità, ma lo giustificò con il moto tensionale del pneuma, che rende possibile la remota interazione fra luna e terra.</p> <p style="text-align: justify;">Abbiamo osservato che il pneuma pervade tutta la materia e dà forma e qualità ad essa. Questa concezione va contro all'esperienza comune che in un punto non possono esistere due entità separate; come si spiega dunque che il pneuma (miscuglio di fuoco ed aria) occupi - seppure rarefatto - ogni luogo all'interno di una materia grezza per dargli forma e sostanza? Gli Stoici cercarono di superare il problema con il concetto di "<em>Miscuglio Totale</em>". Il miscuglio totale produce l'espansione delle quantità minime [del miscuglio - ad es. vino] nelle quantità massime [del miscuglio - ad es. acqua] fino ai limiti della sostanza. Qualunque sia il posto occupato dall'una, sarà anche occupato dall'altra. Questo miscuglio ammette l'esistenza simultanea di due sostanze una dentro l'altra; le loro qualità possono essere conservate od annullate. Alessandro di Afrodisia si esprime a tal proposito in questo modo: "<em>le sostanze agitate in un miscuglio si compenetrano a vicenda in maniera tale che qualsiasi particella di esse contenga la sua dose di tutto</em>".</p> <p style="text-align: justify;">Queste note sono tratte da "<em>Il mondo Fisico dei Greci</em>" di Sambursky.</p>