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Le entità incorporee nella Filosofia Stoica
<p style="text-align: justify;">Diogene Laerzio nella presentazione della Filosofia Stoica asserisce che per essi esistono 4 tipologie di entità incorporee:</p> <ul> <li style="text-align: justify;">Lo spazio</li> <li style="text-align: justify;">Il tempo</li> <li style="text-align: justify;">Il vuoto</li> <li style="text-align: justify;">Il dicibile (Lekta)</li> </ul> <p style="text-align: justify;">Con incorporei si intendono quelle entità che non hanno una esistenza effettiva, secondo i canoni stoici, e non sono neppure il 'nulla', ma hanno una esistenza intermedia, cioè 'sussitono'.</p> <p style="text-align: justify;">Secondo la tradizione gli Stoici sostengono che l'essenza dell'esistente è legata alla corporeità; cioè un'entità è reale se è corporea, in quanto solo i corpi sono in grado di agire e subire l'azione degli altri enti reali. A questa categoria appartengono non solo gli elementi fisici che ci circondano ma anche alcuni concetti - che noi riteniamo astratti - come le virtù.</p> <p style="text-align: justify;">Se ciò che è esistente risulta chiaro, molto più complesso è stabilire lo status ontologico degli incorporei. Alcuni autori antichi sostengono che essi hanno un'esistenza in qualche modo vincolata e per questo si utilizza il termine 'sussistono'. Un'interpretazione di questo legame la fornisce Proclo per il concetto di Tempo nella filosofia stoica: il tempo inteso come incorporeo ha una sua esistenza solo nella mente (sussiste in essa) proprio perchè è inattiva - cioè non compie alcun azione su un qualcosa di reale - e quindi inesistente (nella terminologia stoica). Interpretare il tempo come un'entità mentale può essere una posizione valida in generale, ma non è quella sostenuta dagli stoici. Essi infatti sostengono che gli incorporei sono un elemento essenziale dell'esistente; sono la precondizione per cui gli oggetti siano reali e dotati di logos, di cui sono l'esempio più significativo. Nel caso del tempo, Clemente Alessandrino afferma che esso è la condizione senza la quale l'effetto - in una relazione di causa-effetto - possa essere prodotto; il tempo dunque rappresenta la condizione necessaria per ammettere una causalità in ciò che accade perchè definisce un 'prima' ed un 'dopo'; permette di identificare cosa è la causa e quale l'effetto.</p> <p style="text-align: justify;">In questo approccio il tempo è associato al processo che determina la realtà. Spesso viene riportato per esemplificare la situazione il processo dell'imparare che parte da uno stato in cui lo studente non sa per giungere ad uno stato in cui si è appresa una conoscenza; questo processo avviene nel tempo, il tempo ne è un elemento imprescindibile e l'attività di imparare non avrebbe senso se il tempo non avesse una qualche esistenza. Un processo è tale - ed il divenire a cui i Greci dedicarono notevoli sforzi ne è un esempio - se avviene nel tempo.</p> <p style="text-align: justify;">Tutte le cose esistenti devono esistere in un luogo; ma oltre a ciò è impossibile stabilire relazioni di causalità fra le cose se non è presente il tempo, cioè quel fattore che determina un ordine fra di esse in modo tale che sia possibile stabilire che un evento A si è verificato in t1 e che sia la causa di un evento B accaduto in t2 (t1>t2).</p> <p style="text-align: justify;">Una situazione analoga si ha anche per le altre entità incorporee. Lo spazio ad esempio è complementare con ogni oggetto in quanto ogni oggetto - in generale - è fornito di 3 dimensioni che ne definiscono lo spazio occupato; non è esperibile (pensabile) un oggetto reale che non abbia le sue dimensioni spaziali. Lo spazio dunque, sebbene non interagisca con nulla - secondo la definizione stoica - ha una sua esistenza associata alla realtà degli oggetti: sussiste con essi.</p> <p style="text-align: justify;">Nel caso del vuoto - di cui gli stoici ammettono una qualche tipo di esistenza al di fuori del mondo in cui viviamo - può essere interessante una distinzione messa in risalto da Sesto Empirico: il filosofo cinico sottolinea la distinzione che gli stoici fecero fra il 'tutto' relativo ad una unità ed il 'tutto' relativo ad un sistema composto di parti. Il mondo è inteso come un tutto nel primo caso, mentre il vuoto ed il mondo costituiscono un tutto nel secondo significato del termine. Il vuoto dunque ammette una sua esistenza (sussiste) solo se lo si concepisce complementare con il mondo (che esiste in quanto corpo).</p> <p style="text-align: justify;">Anche il dicibile (lekta) è ritenuto un incorporeo e come tale - secondo questa interpretazione - è un elemento imprescindibile della realtà e lega la sua esistenza (sussistenza) ad essa. Infatti una delle funzioni fondamentali del dicibile (lekta) è quello di stabilire le relazioni logiche che sussistono fra le entità reali che ci permettono di raggiungere una conoscenza. Ricordiamo inoltre che per gli Stoici la natura è logos, cioè nella sua essenza razionale e tale razionalità è raggiunta solo attraverso il linguaggio. Come nel caso del tempo che determinava la possibilità delle relazioni causali secondo il prima ed il poi, i lekta esprimono la razionalità del reale e quindi sussistono grazie ad essa. E' infine interessante osservare che gli Stoici furono i primi a distinguere fra segno e significato; infatti secondo la loro filosofia le parole sono dette attraverso la voce e come tali sono oggetti corporei, ma allo stesso tempo hanno anche un loro significato (espresso tramite i lekta) che non è reale ma sussiste.</p> <p style="text-align: justify;">Queste osservazioni nascono dalla lettura dell'articolo "<em>The Stoics on bodies and Incorporeals</em>" di M.D. Boeri.</p>