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Some notes on Relativity and other arguments
La teoria della conoscenza negli Stoici
<p style="text-align: justify;">Secondo Diogene Laerzio la Filosofia Stoica comprende tre materie principali che sono la Logica, la Fisica e l'Etica. Non dobbiamo pensare che queste suddivisioni corrispondano alle attuali discipline, tant'è che nella Logica non è inclusa solo la materia corrispondente al titolo, ma anche la teoria della conoscenza che è una specializzazione della Dialettica. In quest'ultima disciplina sono trattate le 'cose significate' e le 'cose significanti'. Una parte importante di 'cose significate' è costituita dai contenuti concettuali espressi tramite locuzioni o frasi, cioè dai contenuti espressi tramite il linguaggio. Oltre a ciò la Dialettica stoica considera anche le rappresentazioni sensibili ed i concetti che si trovano alla base delle rappresentazioni verbali. Gli Stoici infatti ritenevano che il linguaggio ed in generale il pensiero non avessero contenuto apriori, ma questo fosse fornito all'uomo dall'esperienza (ed è questo il motivo per cui la teoria della Conoscenza è mantenuta nella Dialettica).</p> <p style="text-align: justify;">Un oggetto esterno agisce sull'organo sensorio producendo una '<em>rappresentazione</em>'; se questa rappresentazione è '<em>comprensiva</em>' - cioè è compresa/afferrata dal percipiente - il suo verificarsi costituisce la percezione di un qualcosa che si è verificato, che è reale. Le rappresentazioni lasciano nella mente una 'memoria' e da 'memorie' ripetute delle medesime cose nascono i concetti generali. Tramite processi mentali - quali la somiglianza, l'analogia, la trasposizione, la composizione e la contrarietà - l'uomo ha la capacità di formare ulteriori concetti che si allontanano via via dall'esperienza; le 'rappresentazioni' includono anche questi ultimi risultati. </p> <p style="text-align: justify;">Nella visione stoica è importante anche la dimensione linguistica. Essi sotengono che ogni essere vivente ha un suo principio direttivo e nel caso dell'uomo siamo in presenza della '<em>razionalità</em>', cioè la sua capacità di usare un linguaggio articolato. Il pensiero dell'uomo, che si esprime attraverso il linguaggio, e che costituisce un processo unitario con esso, diviene un '<em>pensiero articolato</em>' ed è descritto da Diogene Laerzio nel modo seguente:</p> <p style="text-align: justify;">"<em>La rappresentazione viene per prima; poi il pensiero, in quanto è capace di parlare, esprime nel discorso ciò che prova per effetto della rappresentazione</em>".</p> <p style="text-align: justify;">In questa formulazione appare chiaro che la coscienza non è solo uno stato passivo, che riceve le informazioni dall'esterno, ma è un processo attivo che genera un'interpretazione delle rappresentazioni per mezzo del pensiero articolato. In questo senso non vi può essere pensiero di un qualcosa che non sia presente o come rappresentazione sensibile, o come immagine-memoria, o come un qualcosa derivante comunque dall'esperienza sensibile. Le rappresentazioni ed il pensiero articolato sono due aspetti di un unico processo mentale.</p> <p style="text-align: justify;">Questo processo mentale si esplica comunque attraverso il linguaggio, come viene illustrato da Sesto Empirico nel passo seguente:</p> <p style="text-align: justify;">"<em>Gli stoici dicono che l'uomo differisce dagli animali irrazionali a causa del discorso interiore e non del discorso proferito, perchè anche corvi e pappagalli e gazze proferiscono suoni articolati. Nè differisce in virtù delle semplici rappresentazioni - che sono comuni anche agli altri animali - ma in virtù delle rappresentazioni formate mediante infederenza e combinazione; il che è quanto dire che l'uomo possiede la nozione di 'conseguenza', e, con ciò, egli concepisce immediatamente anche il segno. Il segno stesso è infatti di tal forma: "Se questo, allora quello". Quindi l'esistenza del segno segue dalla natura e dalla costituzione dell'uomo</em>"</p> <p style="text-align: justify;">L'uomo dunque si differisce dagli altri animali per il fatto che riconosce connessioni e questo processo avviene attraverso il pensiero articolato, il parlare fra sè e sè (aspetto socratico) per ordinare i dati dell'esperienza e per creare nuove nozioni.</p> <p style="text-align: justify;">Gli Stoici ritengono che l'universo è tutto quanto opera di una ragione, un <em>logos</em>; e da ciò fanno discendere che, in quanto dotato di pensiero articolato, l'uomo ha la facoltà di formulare proposizioni tali da rispecchiare eventi cosmici. Il linguaggio è parte della natura e permette all'uomo di esprimere il suo rapporto con il mondo. Gli Stoici - ed i Greci in generale - furono gli unici nell'antichità che utilizzarono il linguaggio come strumento tecnico per comprendere il mondo; in modo analogo a partire dal 17° secolo il linguaggio fu sostituito da uno strumento più potente che è rappresentato dalla matematica, ma l'ipotesi di fondo, e di partenza, che il mondo sia un qualcosa di razionale (comprensibile) è rimasta inalterata.</p> <p style="text-align: justify;">Ma cosa significa per gli Stoici conoscere qualcosa? Secondo Zenone conoscere un qualcosa è averlo afferrato o appreso (<em>katalepsis</em>), in modo tale che la nostra apprensione non possa essere rovesciata da una argomentazione. Zenone esprimeva il processo di apprensione con la metafora della mano. Gli oggetti esterni producono perturbazioni nell'aria (o acqua) che si propagano fino a giungere ai nostri organi di senso e di qui vengono trasmessi fino al nostro organo direttivo (il cuore), causando una rappresentazione. Nella metafora di Zenone questo processo è rappresentato come una mano aperta. Il principio direttivo genera una risposta alla rappresentazione, cioè 'assente' ad essa, e tale processo è rappresentato nella metafora con la chiusura parziale della mano. L'atto mentale dell'assenso corrisponde all'interpretazione che il principio direttivo compie della rappresentazione subita. Per gli Stoici questo processo genera una forma di giudizio in quanto l'esperienza sensibile diviene un qualcosa 'esprimibile' con il linguaggio.</p> <p style="text-align: justify;">Se la risposta è efficace - cioè non è falsa - si ha una comprensione completa del fenomeno o apprensione, che nella metafora di Zenone corrisponde a stringere la mano in un pugno. Ma che cosa afferriamo con l'apprensione? Di sicuro non semplicemente la rappresentazione; infatti essa rivela se stessa ma anche la causa che la genera, cioè l'oggetto reale (ricordiamo che è un processo fisico che genera la rappresentazione a partire dall'oggetto esterno). Con l'apprensione dunque abbiamo informazioni sul mondo che ci circonda.</p> <p style="text-align: justify;">L'apprensione però non è propriamente conoscenza. Nello stoicismo la conoscenza deve essere sicura, e qualunque stato conoscitivo manchi di questa proprietà non può essere conoscenza, ma opinione. Le opinioni possono essere patentemente false, oppure sono atti di assenso a ciò che è vero, ma il giudizio che ne nasce manca di quella sicurezza di cui si è detto per essere vera conoscenza. Questo tipo di opinioni sono indicate da Zenone come 'assenso debole' e corrispondono allo stato conoscitivo di colui che ha afferrato l'oggetto o ciò che si verifica. Ma come si trasforma l'assenso debole in conoscenza? Questo passaggio avviene quando il giudizio - ogni processo mentale è esprimibile in linguaggio e quindi giudizio - non può essere messo in discussione da alcuna argomentazione. Nella metafora di Zenone la conoscenza è rappresentata dallo stringere il pugno con l'altra mano.</p> <p style="text-align: justify;">Queste considerazioni nascono dalla lettura del capitolo "<em>La Teoria della Conoscenza</em>" del libro "<em>La Filosofia Ellenistica</em>" di A. Long.</p>