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Teorie delle emozioni basate sulle valutazioni (appraisals)
<p style="text-align: justify;">Le teorie delle emozioni basate sulle valutazioni (appraisal) si sviluppano a partire dalla rivoluzione cognitiva degli anni 60 che poneva al centro della scienza psicologica i processi cognitivi. Secondo queste teorie, gli elementi cognitivi sono infatti i contenuti e le cause delle emozioni, nel senso che ogni emozione equivale ad una specifica valutazione cognitiva della situazione; l’<em>appraisal </em>è un fenomeno conseguente alla percezione e consiste in una <strong>valutazione automatica</strong> sulla positività/negatività di un oggetto/fenomeno. La conseguenza dell’appraisal è la <em>tendenza a fare</em> <em>qualcosa, </em>che viene vissuta come emozione.</p> <p>Il modello a cui tutti i teorici degli <em>appraisal</em> fanno riferimento è quello proposto da M. Arnold (1960), che per la prima volta definì le valutazioni cognitive come elementi che:</p> <ul> <li style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">completano la percezione</span>, permettendo di valutare in maniera pressoché immediata la presenza o l’assenza di un oggetto e il suo carattere di positività o negatività rispetto al soggetto percipiente,</li> <li style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">producono la tendenza a fare qualcosa</span>; queste tendenze all’azione, che sono vissute come emozioni, si esprimono con modificazione dell’organismo e possono tradursi in azioni manifeste.</li> </ul> <p style="text-align: justify;">Per Arnold, la <strong>valutazione</strong> è diretta, immediata, automatica, quindi anche non necessariamente consapevole, e dipende dall’apprendimento pregresso, dal temperamento, dalla personalità, dallo stato fisiologico, dalle particolari caratteristiche della situazione; i vissuti emotivi sono considerati non a partire dalla natura di un evento, ma dall’interpretazione che ciascuno dà di quell’evento.</p> <p style="text-align: justify;">La valutazione ha come obiettivo l'azione ed un contributo importante che stabilisce la relazione fra questi due fattori è stato fornito da <strong>Lazarus</strong>; egli in primo luogo associa la valutazione ad un processo decisionale che valuta i danni o i benefici personali a seguito dell'interazione fra persona e ambiente. Lazarus distingue 6 tipologie di valutazione che possono essere raggruppate in 2 categorie: le valutazioni primarie che definiscono il grado di importanza dell'evento per il benessere personale, e le valutazioni secondarie che considerano le diverse modalità con cui la persona può fare fronte alla situazione. A fronte di queste due tipologie di valutazione vi sono anche due generi di processi; il primo ha come obiettivo un'azione che cerca di modificare la relazione fra la persona e l'evento scatenante, il secondo invece è focalizzato sull'emozione e cerca di reinterpretare la situazione a seguito di un'eventuale azione (reappreisal). La teoria di Lazarus è considerata come 'cognitive-relational-motivational' in quanto:</p> <p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">"<em>emotion is a complex state, an AB, with [appraisal] A as cause and B as a combination of an action tendency, physiological change, and subjective affect, (Lazarus 1991)</em>"</p> <p style="text-align: justify;">Un altro autore che approfondisce le valutazioni è <strong>Scherer</strong> (2001): egli individua ben 16 tipologie di valutazione - denominate "Stimulus Evaluation Checks" - che possono essere raggruppate in 4 classi: le valutazioni di rilevanza, le valutazioni sulle conseguenze, le valutazioni sul 'coping potential' e le valutazioni sui significati normativi. Sherer inoltre ha proposto un modello - component process model - in base al quale:</p> <p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">"<em>[e]motion is defined as an episode of interrelated, synchronized changes in the states of all or most of the five organismic subsystems in response to the evaluation of an external or internal stimulus event as relevant to major concerns of the organism. (Scherer 2005: 697)</em>"</p> <p> </p>