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Morton - Epistemic Emotion
<p style="text-align: justify;">Queste note nascono dalla lettura dell'articolo "<em>Epistemic Emotions</em>", (2010). "<em>The Oxford handbook of Philosophy of emotion</em>". La parte più interessante dell'articolo è rappresentata da alcuni esempi che l'autore utilizza per mettere in evidenzia il ruolo delle emozioni nell'acquisizione di conoscenza. Qui di seguito ne prenderemo in esame alcuni.</p> <p style="text-align: justify;">Morton inizia l'articolo sottolineando la differenza fra <strong>virtù</strong>, <strong>emozione</strong> e <strong>tratto caratteriale</strong> di una persona; per fare ciò prende in esame la 'generosità'. Una persona è 'generosa' - tratto caratteriale - se ha un determinato comportamento verso gli altri; egli è "<em><span style="background-color: #ffffff;">sensitive to the situations of others and will suppress her own benefit or glory for their sake (interesse)</span></em>". Una persona è 'intellettualmente generosa' - virtù - se non è interessato al fatto che idee/scoperte importanti siano fatte da altri oltre che da se; egli è focalizzato sul risultato piuttosto che su chi lo ha raggiunto. Da questo punto di vista la generosità diventa una virtù epistemica in quanto facilità l'acquisizione di conoscenza. Non è detto però che il tratto caratteriale e la virtù siano fra loro connessi, cioè chi è generoso non è detto che abbia la virtù. Se ad esempio in un progetto di ricerca una persona - essendo generosa - aspetta i risultati di un collega incompetente su quell'argomento, abbiamo a che fare con un tratto caratteriale e non con una virtù. Spesso però una persona generosa la sentiamo dire "<em><span style="background-color: #ffffff;">I didn't feel generous</span></em>", come se l'apetto emotivo non intervenisse nel suo comportamento; l'emozione dunque può essere associata al tratto caratteriale o alla virtù corrispondente, ma non è detto che valga il contrario. E' interessante anche sottolineare come un tratto caratteriale 'negativo', come è 'essere arrabbiato (angry)', può a volte divenire una virtù - anche se non ne è presente una corrispondente - quando è necessario per un buon proposito. Alla fine possiamo concludere che a un tratto caratteriale è sovente associata una virtù, anche se un tratto caratteriale può divenire virtuoso in assenza di una virtù corrispondente; le emozioni d'altra parte possono essere associate, oppure no, ad un tratto caratteriale o a una virtù. Per chiarire il rapporto fra emozione e tratto caratteriale Morton afferma "<em>f<span style="background-color: #ffffff;">or any emotion we can define a corresponding character trait, namely the disposition to have that emotion readily (prontamente)</span></em>". Il tratto caratteriale ci indica - non con sicurezza - come una persona potrebbe agire; la virtù è una disposizione ad ottenere "<em>p<span style="background-color: #ffffff;">rofitable, correct, or admirable patterns of action or thought</span></em>"; entrambi sono "long-term state", nel senso che una persona 'generosa' ha una disposizione a compiere azioni generose (non una ogni tanto). Le emozioni invece si presentano in condizioni particolari, non sempre, e hanno particolare influenza sulla persona in quanto rendono '<em>particular desires and beliefs salient</em>'. Le emozioni hanno l'importante effetto di attivare ('elicit') le virtù; "<em><span style="background-color: #ffffff;">... virtue is what is required, not the emotion</span></em>". Nell'articolo di Morton sembra si stabilisca una possibile equivalenza fra virtù e 'beliefs (convinzioni)'; si equipara ad esempio la virtù corrispondente alla ricerca della verità con la convinzione che la ricerca della verità sia un'attività importante.</p> <p style="text-align: justify;">Abbiamo visto come le emozioni epistemiche rendano significativi alcuni 'beliefs'; fra di esse una delle più studiate è la curiosità: essa è epistemica in quanto favorisce la ricerca del 'vero'. La curiosità è un'emozione che si incontra nella vita di tutti i giorni, quando ad esempio siamo interessati a capire se una star del cinema è effettivamente colpevole di un delitto a lei attribuito, o quando siamo incuriositi da come un evento storico sia realmente accaduto (ad es. i numerosi documentari storici che ci sono sui media). In definitiva la curiosità nasce da una contraddizione che riscontriamo in un evento/oggetto/situazione che si presenta alla nostra attenzione. Essa è anche un elemento importante nella ricerca scientifica; gli scienziati sono generalmente curiosi di fronte alle problematiche che incontrano e la ricerca del vero è un obiettivo della loro attività. Questa virtù epistemica può essere però 'attivata' non da un'emozione epistemica come la curiosità, ma da motivazioni strumentali legate ai veri motivi che guidano la ricerca. Morton fa un esempio interessante al riguardo e considera una scienziata che ha tutti gli strumenti per compiere una ricerca in ambito fisico, ma la ricerca delle risposte alle sue domande (ricerca del vero) non è 'motivata' dalla curiosità disinteressata, quanto piuttosto da motivazioni 'pratiche' (ad es. il raggiungere un posto fisso in ambito universitario, affermarsi nel gruppo di scienziati a cui si appartiene...).</p> <p style="text-align: justify;">Ma quali sono le relazioni fra la conoscenza e le emozioni epistemiche? Morton propone al riguardo un interessante esempio che prende in considerazione l'attività di uno scienziato. Si consideri quindi una ricercatrice di un laboratorio chimico che debba stabilire se sia possibile utilizzare un determinato materiale per la costruzione di una bottiglia per bambini; in sostanza è necessario capire se il materiale è cancerogeno e se lo possa diventare con il tipo di utilizzo che se ne vuole fare (vi è ad es. il contatto con l'acqua). Nel laboratorio bisognerà fare tutta una serie di verifiche come "<em><span style="background-color: #ffffff;">analyse the plastics that result from the manufacturing process, test them in cell culture models, test them on animals, investigate breakdown paths for them in terms of chemical theory, construct computer models for their interaction with various enzymes, and more</span></em>". Ma oltre a questi test, ce ne sarebbero molti altri ... Supponiamo ad esempio che "<em><span style="background-color: #ffffff;">preliminary results suggest that the plastics interact with mild acids to produce a family of chemicals that are not thought to be harmful but which have been very little studied since they are rarely associated with food</span></em>", oppure che "<em><span style="background-color: #ffffff;">the results for one kind of enzyme are different for those for others</span></em>". La ricercatrice dovrà dunque prendere decisioni importanti fra possibili alternative: bisogna ad es. approfondire lo studio del comportamento di certe sostanze chimiche in contatto con il cibo? oppure studiare certi enzimi di cui non si conosce il comportamento? Come fare a scegliere fra tali alternative? Morton prosegue "<em><span style="background-color: #ffffff;">You are likely to <span style="text-decoration: underline;">worry</span> about some of them; you will be <span style="text-decoration: underline;">haunted</span> by the thought that some subtle interaction may have gone unnoticed. You will feel <span style="text-decoration: underline;">responsible</span> for the accuracy of your results and the performance of your team; you will be concerned about anomalies for which you have no good explanation. You will be <span style="text-decoration: underline;">fascinated</span> by preliminary results that suggest that the picture is not what you originally thought, though you may also be worried by them. You will be <span style="text-decoration: underline;">attracted</span> to lines of investigation that might settle questions that arise during the project, and <span style="text-decoration: underline;">wary</span> of others because of their potentiality to distract your attention or waste your time. You will be <span style="text-decoration: underline;">satisfied</span> that you have ruled out some worrying possibilities, and <span style="text-decoration: underline;">unsatisfied</span> with respect to your investigation of others.</span></em>" Tutte queste emozioni sono epistemiche, ma la domanda che ci si pone è se il processo di ricerca sia in qualche modo influenzato da esse - indirizzando ad esempio le decisioni che si devono prendere -, o se - al contrario - l'aspetto emozionale è solo un aspetto secondario che si verifica durante l'acquisizione di conoscenza. Per rspondere a questa domanda Morton prova ad analizzare la 'preoccupazione' (worry). Questa emozione rimane sotto-traccia per tutta l'attività di ricerca ed infatti la ricercatrice "<em><span style="background-color: #ffffff;">in her investigation have considered the possibility that a well‐established carcinogen is produced by interaction of the plastic with normal food acidity or with digestive enzymes. She may have investigated the obvious pathways by which it might be produced and have satisfied herself that they do not lead to it. But that does not show that it does not result from some unobvious pathway. To deal with that, she will remain alert for chemical processes involving the carcinogen and its precursors. She will notice them when they arise in the course of other considerations, and she will try to imagine possible such processes. Most likely this alertness and this imagination cannot be carried out at one moment and separately from other investigations: they have to be a constant background theme, ready to surface at opportune moments</span></em>". Come si vede da questa descrizione la virtù epistemica di 'preoccuparsi (worring)' delle conseguenze deve attivarsi al giusto momento e nella giusta misura e questo avviene solo quando la corrispondente emozione epistemica entra in gioco. Quando questa emozione si presenta la ricercatrice è in grado di compiere delle valutazioni che senza di essa non si farebbero, facilitando quindi il processo di ricerca.</p> <p style="text-align: justify;">In conclusione abbiamo presentato alcuni esempi forniti da Morton che ci hanno permesso di raggiungere alcune conclusioni interessanti. I tratti caratteristici di una persona, le virtù corrispondenti e le emozioni sono aspetti differenti di cui bisogna tenere conto durante il processo di acquisizione della conoscenza. Si è analizzato brevemente anche il loro rapporto concentrandoci soprattutto sul fatto che l'emozione epistemica ha la possibilità di attivare la virtù, ma non in maniera univoca.</p>