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Candiotto - Epistemic Wonder: the case of Wonder
<p style="text-align: justify;">Nell'articolo "<em>Epistemic Emotions: the case of Wonder</em>" (2019) la Candiotto sostiene che un certo tipo di meraviglia, quella generata da un'aporia (una contraddizione logica), ha valore epistemico in quanto ha una funzione di motivazione nel processo di ricerca. </p> <p style="text-align: justify;">Per prima cosa cerchiamo di capire in cosa consista una emozione epistemica: essa è tale se svolge una funzione epistemica. Questo non vuole dire che l'emozione si riscontra in un contesto epistemico, quanto piuttosto la funzione epistemica definisce propriamente l'emozione. Per Morton (2010) un'emozione epistemica determina l'interesse in un certo 'topic', motivando la ricerca di conoscenza su di esso; le emozioni epistemiche ci motivano dunque a cercare la giusta risposta per le nostre curiosità, i nostri interessi. Vi sono delle definizioni più deboli per le emozioni epistemiche, ma l'autrice non le prende in esame in quanto ritiene che la meraviglia in ultima analisi sia un esempio di quanto abbiamo appena descritto.</p> <p style="text-align: justify;">Sappiamo che per Aristotele e Platone la filosofia nasce dalla meraviglia, quindi la sua funzione epistemica è quella di dare origine alla ricerca. Ma è effettivamente cosi? La Candiotto sostiene che solo un tipo particolare di meraviglia ha questa funzione epistemica, ed essa è la meraviglia interrogante che nasce dalla costatazione di una aporia. La aporia non si limita ad essere una contraddizione logica, ma è piuttosto una contraddizione che coinvolge tutta la personalità del ricercatore (la definisce come 'disruptive').</p> <p style="text-align: justify;">Siamo però sicuri che questa meraviglia interrogante sia ancora un'emozione? L'autrice prende in considerazione il lavoro di Gallagher ("<em><span style="text-align: justify; color: inherit; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-variant: normal; font-weight: 400; text-decoration: none; word-spacing: 0px; display: inline !important; white-space: normal; orphans: 2; float: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; background-color: #ffffff;">A Neurophenomenology of Awe and Wonder</span></em>" - 2015) in cui si afferma che la meraviglia è un processo riflessivo che porta a domande aperte ed è di solito preceduta dallo stupore (awe/amazement), che rappresenta la vera emozione. Se dunque consideriamo la proposta di Gallagher, si ha che la meraviglia non è più un'emozione, ma è un atto di riflessione del ricercatore - "the reflective process of wondering" - , quindi totalmente cognitivo.</p> <p style="text-align: justify;">La proposta della Candiotto è la seguente: "<em><span style="background-color: #ffffff;">In line with the multi-component view for which emotions are a complex phenomenon made of different components, from physiological reactions to cognitive appraisals, passing through motor expressions, behavioral tendencies, and subjective feelings and with the phenomenological conceptualization of “affective</span>", </em><span style="background-color: #ffffff;"><em>I maintain that we cannot relegate emotions to be gut feelings only, neither mental states. In this alternative view I am suggesting, wonder is primarily an experience in which the feeling is not only the one of amazement, but also the feeling of doubt, uneasiness, and the questioning is filled with uncertainty and curiosity</em>". In questo modo la meraviglia interrogante <strong>è un processo</strong> che include sia aspetti cognitivi, sia aspetti emozionali. La meraviglia epistemica diviene dunque "<em>an affective-cum-desiderative state directed at knowing.</em>"</span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="background-color: #ffffff;">Ci si potrebbe anche chiedere se invece che la meraviglia si possa pensare allo stupore (awe) come l'emozione che dia origine alla ricerca filosofica. Ci sono numerosi lavori che dimostrano come lo stupore abbia valenza epistemica, ma esso nasce sempre da quello che Keltner ("<em><span style="text-align: justify; color: inherit; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-variant: normal; font-weight: 400; text-decoration: none; word-spacing: 0px; display: inline !important; white-space: normal; orphans: 2; float: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; background-color: #ffffff;">Approaching awe, a moral, spiritual, and aesthetic emotion</span></em>" - 2003) definisce come "vastness" e - in termini filosofici - si riconduce al sublime di Kant.</span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="background-color: #ffffff;">A questo punto bisogna anche chiedersi in che modo la meraviglia dia origine al processo di ricerca ("inquiry"). La risposta che si può formulare è che - anche se il processo di ricerca può nascere al di fuori della meraviglia - essa rappresenta un potente stimolo per conoscere. Si può considerare ad esempio un ricercatore che, mosso dalla meraviglia, è spinto a fare domande e a proseguire il faticoso percorso che conduce alle risposte che egli sta cercando; da questo punto di vista la meraviglia è 'aporia based'.</span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="background-color: #ffffff;">Certo il processo di ricerca può nascere da una contraddizione logica, senza necessariamente coinvolgere la meraviglia, quindi essendo un atto puramente cognitivo, ma esistono casi in cui l'aporia è una contraddizione più profonda che coinvolge il framework concettuale del ricercatore, o, come dice l'autrice, l'aporia "<em>... is not a little puzzle, but a conflict within a person</em>". Platone ad esempio esprimeva questo conflitto interno come un pathos, un qualcosa che si subisce, <em>"... a kind of suffering, at the physical and mental level</em>".</span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="background-color: #ffffff;">Ma da cosa nasce questa sofferenza? Non di certo dalla curiosità per una contraddizione logica che si è riscontrata. Heidegger ad esempio afferma che la meraviglia nasce dal 'meraviglioso', dall'inaspettato e produce ansia e angoscia, oppure Keltner - riferendosi però al timore (awe) - sostiene che esso abbia origine nella paura per l'incerto e sia determinato dall'evoluzione. La valenza epistemica dello stato aporetico si trova anche nel fatto che il processo di ricerca conduce al superamento dell'ansia o dell'angoscia. Abbiamo dunque che la meraviglia epistemica "<em>... can thus be defined as an ambivalent emotion – both pleasurable and painful, under different respects – since the questioning brings together the enthusiastic merveille which asks the why of everything, and the perplexity which questions the limits of knowledge and life. Not only, but epistemic wonder also brings the desire of overcoming the suffering of ignorance for the pleasure of getting answers</em>".</span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="background-color: #ffffff;">E' anche utile osservare che le ricenti ricerche in Scienza Cognitiva hanno dimostrato che le emozioni "<em>seem to be built from predictions (Wilkinson et al. 2019) and that it is the surprise brought by the unexpected what obliges the brain to continuously re-make the patterns for replying to the prediction-errors</em>".</span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="background-color: #ffffff;">Questa osservazione sul processo cognitivo ci porta all'ultima domanda che si pone l'autrice: la Meraviglia ha fine con l'acquisizione di una conoscenza? Se ci limitiamo a considerare la singola aporia che ha provocato la meraviglia, la risposta a questa domanda non può essere che affermativa, ma se consideriamo il processo di ricerca nel suo complesso, sappiamo che esso non è un'attività lineare e una contraddizione logica che in un primo momento è stata superata - tramite la meraviglia - non è detto che lo sia in un secondo, osservando i termini del problema da un punto di vista differente ( punto di vista raggiunto con il processo di ricerca).</span></p>