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Some notes on Relativity and other arguments
Theoria e Thaumazein nella filosofia greca
<p style="text-align: justify;">Nel IV secolo a.C i filosofi greci - in special modo Platone e Aristotele - sostennero che la massima forma di saggezza risiedeva nella '<em>Theoria</em>', una attività ne pratica, ne produttiva o politica, che richiedeva un "looking with wonder" e dove la ragione cooperava con la reverenza. Come esempio possiamo ricordare il famoso passo del Theeteto in cui Socrate afferma che la Filosofia nasce con la meraviglia. In questa nota - nata dalla lettura dell'articolo "<span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: italic; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">On Wandering and Wondering: Theoria in Greek Philosophy and Culture</span>" di A. Neightingale del 2001 - cercheremo di specificare in che cosa consista l'attività del filosofare per i pensatori della grecia classica <span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">(theoria) </span> e quale sia il suo legame con la meraviglia (thaumazein).</p> <p style="text-align: justify;">Per prima cosa è necessario specificare in cosa consista la <em>theoria</em> nella cultura greca per poi passare ad un'analisi più dettagliata del suo utilizzo in Platone e Aristotele.</p> <p style="text-align: justify;"><span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">I </span><em style="background-attachment: scroll; background-clip: border-box; background-color: transparent; background-image: none; background-origin: padding-box; background-position-x: 50%; background-position-y: 50%; background-repeat: no-repeat; background-size: auto; border-image-outset: 0; border-image-repeat: stretch; border-image-slice: 100%; border-image-source: none; border-image-width: 1; box-sizing: border-box; color: inherit; font-family: Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: italic; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px; padding: 0px; margin: 0px; border: 0px none currentColor;">Theoros</em><span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;"> nella tradizione classica erano quelle persone - incaricate dalle città greche - che si recavano ai festival religiosi, presso gli oracoli, o presso altre città per assistere ciò che accadeva; essi in seguito facevano ritorno alle proprie comunità per presentare - anche con rapporti scritti - ciò di cui erano stati testimoni (ad es. i diversi costumi che si erano osservati nelle altre città greche). La </span><em style="background-attachment: scroll; background-clip: border-box; background-color: transparent; background-image: none; background-origin: padding-box; background-position-x: 50%; background-position-y: 50%; background-repeat: no-repeat; background-size: auto; border-image-outset: 0; border-image-repeat: stretch; border-image-slice: 100%; border-image-source: none; border-image-width: 1; box-sizing: border-box; color: inherit; font-family: Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: italic; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px; padding: 0px; margin: 0px; border: 0px none currentColor;">theoria</em><span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">, dunque, era un viaggio al di fuori dei territori della propria città al fine di assistere a spettacoli o di essere testimone di un qualche evento particolare. L'attività di theoria consentiva l'approccio a qualcosa di completamente diverso da ciò che si disponeva e poteva portare ad un cambio drastico nella propria visione del mondo, quindi anche in quello della propria città. La Neightingale distingue tre tipologie di Theoria, che vado solo ad elencare: la prima, la più tradizionale, consiste in un'ambasciata civica (colui che partecipa prende il nome di theoros) presso un oracolo (ad es. Delfi) per richiedere un consulto; la seconda consisteva sempre in un'ambascita civica presso i festival religiosi che si tenevano nella penisola greca (ad es. i festival dionisiaci); la terza tipologia di theoria consiste in un viaggio - non necessariamente sostenuto da una città - verso territori stranieri per osservare il mondo (ad es. il viaggio di Solone in Asia Minore). E' importante sottolineare che nelle tre tipologie di theoria vi è l'aspetto comune di essere testimone oculare di un qualche evento.</span></p> <p style="text-align: justify;">Ritorniamo ora al tema generale per capire quale sia il legame fra l'attività filosofica e la theoria. Come primo passo cerchiamo di capire in che modo nella filosofia greca la conoscenza - la saggezza - sia associata ad una qualche tipo di 'osservazione'. Nei filosofi pre-platonici l'acquisizione di conoscenza è generalmente associata all'ascolto di un 'logos' - quindi discorso - che viene fornito da una divinità; non si fa menzione di un 'guardare stupefatto' a qualcosa di eterno. L'esempio paradigmatico è il poema di Parmenide, in cui il filosofo è portato al cospetto della dea che gli dice "...you must learn all things" [frag 1]; non c'è alcuna descrizione della dea o di qualcosa che viene osservato, ma solo la 'riproduzione' di ciò che è stato comunicato. Nei filosofi pre-platonici la verità è un qualcosa che è stato ascoltato o di cui si è parlato.</p> <p style="text-align: justify;">E' Platone - nei 'middle dialogs' (e non nei dialoghi aporetici del primo periodo) - che propone per la prima volta la figura del filosofo come colui che 'osserva l'essere'. Nel <em>Simposio</em> ad esempio Socrate ci è descritto come una persona persa nei suoi pensieri, come se contemplasse qualcosa di non umano (addirittura durante una campagna militare). Ma è nella <em>Repubblica</em> [libri 5-7] che Platone ci descrive che cosa siano i filosofi ed in cosa consista la loro attività; essi sono dei 'theoros' e ce li illustra come 'lovers of spectacles'. Ma chi sono i 'theoros' e i 'lovers of spectacles'? Socrate li descrive come coloro che "<em><span style="background-color: #ffffff;">run around to all the Dionysian festivals, never leaving a single one out, either in the towns or in the cities</span></em>". Platone dunque propone una corrispondenza fra i 'theoroi' (i 'lovers of spectacles') ed i filosofi; essi però sono 'lover of the spectacle of thruth'. Il filosofo è una nuova tipologia di 'theoros'; un uomo che attraversa il territorio della metafisica per osservare le sacre bellezze. E' nel mito della caverna che quest'immagine del filosofo come osservatore contemplante delle forme delle idee viene descritta con maggiore efficacia. Egli alla vista delle idee rimane stupefatto - una meraviglia muta; vi è dunque una attività intellettiva (che si compie nel vedere) accompagnata da uno stato emozionale che comprende <em>'awe, reverence and astonishment</em>'. Nel Simposio Diotima descrive questo stato emozionale: "<em>when [the philosopher] views beautifull things [...] he will suddendly see, at the end, a wondrous (thaumaston) vision, beautifull in nature, which is the final object of his previous toils</em>". All'attività filosofica è dunque associato un costante senso di meraviglia; quando il filosofo raggiunge la visione del vero essere egli esperimenta sia la conoscenza sia la meraviglia; è come se la meraviglia accompagni la conoscenza (piuttosto che la preceda).</p> <p style="text-align: justify;">Ma qual è l'origine del termine thaumazein? In Omero e nella letteratura arcaica il termine associato alla meraviglia (thauma / thaumazein) ha sempre sia una valenza cognitiva sia affettiva, intellettuale ed emozionale, con un significato che coinvolge i sentimenti di reverenza, stupore (awe) e ammirazione. In questo periodo la meraviglia è spesso collegata con la facoltà di vedere, ed un suo utilizzo è sovente associato alla visione di un qualcosa che allo stesso tempo è divino e umano. Un esempio classico di tale utilizzo si ha nella parte finale dell'Iliade, dove Priamo si reca da Achille per richiedere il corpo del suo figlio morto (Ettore). Quando Priamo si presenta da Achille, questi ed i suoi compagni lo osservano con meraviglia (thauma idesthai, look with wonder); essi infatti sanno chi egli è - quindi un uomo, un nemico - ma allo stesso tempo lo percepiscono come un dio (theoeidea, 'godlike'). In Achille inoltre nasce il ricordo del vecchio padre, mentre Priamo vede nel suo nemico il proprio figlio: vi è dunque un'affinità fra i due nemici ed entrambi alla fine piangono. Qunado la scena giunge alla fine Achille e Priamo continuano ad osservarsi con meraviglia, come si evidenzia dal passo: "<em>And Dardanian Priam looked with wonder (thaumaz) at Achilles / ... for he was like the gods to behold face-to-face. / And Achilles looked with wonder (thaumazen) at Dardanian Priam / as he gazed upon his visage</em>". Essi si percepiscono come degli 'dei' (godlike) e si ritengono affini l'un l'altro. E' questa duplice sensazione di vicinanza e differenza che crea la complessa forma di meraviglia di cui stiamo trattando; una meraviglia che è più simile allo stupore e all'ammirazione.</p> <p style="text-align: justify;">Il tipo di meraviglia contemplante che troviamo in Omero, ma anche nei dialoghi platonici indicati in precedenza (Simposio, Repubblica) non è però quella che osserviamo in un altro dialogo platonico: il Theeteto. Questo dialogo è importante in quanto in esso vi è la prima associazione fra l'attività del filosofare e la meraviglia. Durante una discussione con il matematico Theeteto sull'origine della conoscenza, Socrate afferma espressamente che la filosofia nasce con la meraviglia; ma è una meraviglia che scaturisce da una perplessità (aporia), da una contraddizione logica. E' interessante anche osservare che nei dialoghi aporetici e nel Theeteto non si fa alcun uso del termine theoria.</p> <p style="text-align: justify;">Se Platone nei dialoghi della maturità abbandona l'idea che la meraviglia nasca da una difficoltà logica, questo aspetto viene approfondito da Aristotele.</p> <p style="text-align: justify;">Prima di affrontare questo argomento, iniziamo col descrivere in cosa consista l'attività del filosofo per lo stagirita. In un dialogo chiamato Protrettico, di cui possediamo alcuni frammenti, leggiamo come la ricerca della saggezza:</p> <p style="text-align: justify;">"<em>... is not useful or advantageous... it should be chosen not for the sake of any other thing, but for itself. For just as we travel to the Olympian festival for the sake of the spectacle... and just as we go as spectotors (theoroi) to the festival of Dionysus... so too the theoria of the universe must e honored above all things that are considered to be useful</em>"</p> <p style="text-align: justify;">Qui Aristotele compara l'attività della contemplazione filosofica con quella di andare - come theoros - ai festival olimpici o di Dioniso, un'attività che è fine a se stessa e nel suo complesso inutile a fini pratici. La theoria per Aristotele è una attività puramente intellettuale che ha a che fare con oggetti eterni, immutabili o divini e che non si traduce nella 'praxis'; consiste nel ricercare le 'cause ultime' di un'esperienza.</p> <p style="text-align: justify;">Ma da cosa nasce il filosofare? In un famoso passo della Metafisica [982b] leggiamo:</p> <p style="text-align: justify;">"<em>It is through wonder that men originally began, and still begin, to philosophize, wondering at first about obvious perplexitis and then ... experiencing perplexity about greater matters... Now the man who is perplexed and wonders thinks himself ignorant ... therefore, if it was to escape ignorance that men practiced philosophy, it is clear that they pursued knowledge for the sake of knowing, and not for the sake of anything usefull</em>"</p> <p style="text-align: justify;"> In questo passo Aristotele lega insieme 'wonder' e 'perplexity' nell'attività di filosofare; meravigliarsi è sperimentare aporia, cioè 'essere perplessi' o meglio... 'senza un percorso'. Il filosofo però ha il compito e l'obiettivo di individuare 'il percorso' per superare la contraddizione, per giungere ad una certezza. Egli dunque sfugge la perplessità e l'ignoranza con l'acquisizione della conoscenza, o con le parole dello stagirita, "theorizing the causes". Teorizzare le cause di qualcosa che rende perplessi equivale a passare da uno stato di meraviglia ad uno di certezza. <strong>La filosofia allora inizia con la meraviglia e termina con la 'theoria'</strong>.</p> <p style="text-align: justify;">E' interessante anche osservare l'aspetto estetico della meraviglia aristotelica. Nella metafisica Aristotele distingue tre branche per la filosofia teoretica: la matematica, la fisica e la teologia. Quest'ultima - che corrisponde alla contemplazione dell'essere - è ritenuta la prima filosofia, ma l'attività teorica è ammessa anche per la fisica. In particolare nella parte legata allo studio degli animali lo stagirita si pone il problema di come anche gli animali più infimi possano suscitare un interesse teorico; egli infatti afferma "<em>even in the case of animals that are not pleasing to the senses ... when viewed theoretically the Nature which fashioned these things furnishes incredible pleasures to the man who is able to discern the causes and who is philosophical by nature." </em>Il determinare le cause che stanno alla base del divenire (la fisica) - la theoria - è una attività bella e piacevole. Come nell'osservare un dipinto si studia la tecnica usata dal pittore e se ne apprezza la coerenza, così, in egual misura, l'osservare gli animali da un punto di vista teorico diventa piacevole in quanto si considera la loro sistematica organizzazione.</p> <p style="text-align: justify;">In conclusione possiamo affermare che in Platone l'attività teorica - il filosofare - è associata ad una meraviglia contemplante, mentre in Aristotele essa è generata da una aporia.</p>