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Il concetto di Tempo in Platone
<p style="text-align: justify;">La riflessione sul tempo è vecchia di millenni e ha di solito riconosciuto come una 'bisezione' fra la nostra esperienza quotidiana e la dimensione temporale; essa può essere schematizzata affermando che vi è una differenza qualitativa fra 'tempo vissuto' e 'concetto di tempo', oppure che sussite una dicotomia fra la 'rappresentazione del tempo' ed il 'senso' ad esso associato. Nella prima il tempo è spazializzato, mentre nel secondo viene colta la sua parte autentica, il suo 'flusso vitale'.</p> <p style="text-align: justify;">Per distinguere questa dicotomia il vocabolario greco aveva utilizzato due termini per rappresentare il tempo: <em>chronos</em> e <em>aion</em>. Il primo rappresenta la dimensione quantitativa e omogenea della successione 'cronologica', mentre il secondo è la dimensione qualitativa e incommensurabile della durata. E' opportuno subito sottolineare che nel mondo greco queste due concezioni non sono antitetiche, ma piuttosto complementari; inoltre i significati ad esse associate sono andati via via perduti con le traduzioni successive.</p> <p style="text-align: justify;">Nel Timeo di Platone vi è la prima compiuta definizione di tempo: esso è descritto come <strong>'immagine mobile dell'eternità</strong>' e nella frase si utilizzano sia chronos che aion, nel senso che <strong>'chronos è immagine mobile di aion</strong>'. Ma in che senso immagine? Esso sarebbe una imitazione, una rappresentazione imperfetta? Ma se così fosse Platone avrebbe usato il termine <em>eidolon</em>, mentre invece usa <em>eikon</em>. La definizione allora diviene '<strong>chronos è mobile icona di aion</strong>', che porta ad una traduzione in parte differente, in quanto chronos non è immagine imperfetta - simulacro - di aion, ma sua immagine autentica; immagine autentica della durata sempiterna. Come si vede i due termini non sono antitetici, ma complementari.</p> <p style="text-align: justify;">Viene ora da chiedersi quali siano le conseguenze di questa complementarietà. <em>Chronos</em> è una parola che sta ad indicare il <em>tempo cronologico</em>, il tempo misurato dall'orologio, ma il suo significato risulta essere più complesso, in quanto è più corretto affermare che esso rappresenti il <em>tempo numerato</em>. Dire numerato e dire misurato non è la stessa cosa, tant'è che sempre nel Timeo Platone afferma che '<em>chronos è icona mobile di aion, in quanto procede secondo il numero</em>'. La dimensione del numero non corrisponde alla piatta omologazione della misurazione, ma richiama - come farà esplicitamente Aristotele - l'attività del contare che è associata all'anima.</p> <p style="text-align: justify;">Se Chronos ha questo significato più complesso di quanto si pensi, sulla stessa linea è anche l'altro termine. Aion infatti non è una statica durata eterna, ma richiama piuttosto l'immagine della vitalità, intesa come energia; il suo significato originale è 'forza vitale', come si osserva anche in Omero (Ad es: Patroclo muore perchè è stato ucciso in lui l'aion). E' interessante anche osservare che nella simbologia greca Aion è sempre raffigurato come un giovinetto, un fanciullo, mentre Chronos appare quasi sempre nelle sembianze di un vecchio. Aion implica dunque una rappresentazione del tempo in base alla metafora biologica della crescita; la temporalità aionica può essere compresa solo come forma organica che abbia una propria persistenza.</p> <p style="text-align: justify;">Rimane però inevasa la domanda di come una durata vitale possa essere rappresentata da un tempo cronologico, ma questo - secondo Platone - avviene attraverso il numero. La scelta dell'uso dell'arithmos per collegare in un unico conglomerato chronos e aion comporta una cesura nel flusso della durata. E' interessante infatti osservare che una delle etimologie maggiormente riconosciute del termine Chronos è che esso derivi dal verbo <em>krinein</em>, che significa dividere, separare. Per Platone dunque Chronos è imitazione vera di Aion, in quanto scansione, declinazione ritmica della durata; una sorta di restituzione per istantanee di un continuum. Una scansione comunque necessaria, in quanto il significato dei due termini si 'tiene' vicendevolmente. <span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">Per fare una 'drammatica' semplificazione è come se l'aion rappresentasse un film, mentre la numerazione operata con chronos la sezione nei suoi singoli fotogrammi.</span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">Ma se i due momenti si coappartengono, ne consegue che la dimensione cronologica non è solo una declinazione legittima della dimensione aionica, ma ha anche la sua proprietà di eternità; infatti se chronos procede secondo il numero ed è complemento della durata eterna dell'aion, ne consegue che l'imitazione deve essere altrettanto eterna del modello.</span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">Dopo questa breve descrizione possiamo presentare la frase completa del Timeo, che ora diviene maggiormente comprensibile: <em>"[Il Demiurgo] allora pensò di fare una immagine mobile dell'eternità e, ordinando contemporaneamente il Cielo, creò un'immagine eterna, procedendo secondo il numero, dell'aion permanente nell'Uno: quella appunto che noi chiamiamo chronos</em>".</span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">Queste considerazioni sono prese da "Kairos - Apologia del tempo debito" di G. Marramao.</span></p>