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Differenze fra Curiosity e Wonder; distinzione fra Active/Passive Wonder
<p style="text-align: justify;">Nell'articolo "<strong>The educational importance of Deep Wonder</strong>" <span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">di Scinkel -</span> del 2017 - l'autore prende in esame il ruolo della "Deep Wonder" - corrispondente alla meraviglia contemplante - nel processo educativo. La parte più interessante per noi è comunque il suo esame delle differenze fra la curiosità e meraviglia (intesa come meraviglia interrogante). </p> <p style="text-align: justify;">Scinkel infatti ritiene - seguendo Opdal 2001 e sulle orme di Heidegger - che la <span style="background-color: #ffffff;">Curiosità è un'emozione che induce le persone ad esplorare all'interno di un determinato 'framework' concettuale, mentre la meraviglia è una esperienza che qualcosa che era ritenuto valido non è completo o addirittura del tutto errato. Con le parole di Opdal "<em>Wonder is the state of mind that signals we have reached the limits of our present understanding, and that things may be different from how they look</em>". Tipico della meraviglia è dunque la consapevolezza che la conoscenza che si ha di un certo argomento è incompleta o del tutto sbagliata. La curiosità invece implica la presa di coscenza che qualcosa non si conosce, ma non mette in dubbio il framework di concetti di cui si dispone; si cerca dunque di includere l'esperienza problematica nella rete concettuale in esame.</span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="background-color: #ffffff;">Inoltre la meraviglia ha una profondità psicologica maggiore della curiosità, in quanto mette in dubbio le conoscenze di cui dispone la persona.</span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="background-color: #ffffff;">L'autore nota che - seguendo Quinn (2002) - "<em>No one says “I am curious to know the nature of God” o “I am curious to know the meaning of life</em>", mentre queste domande fondamentali sono derivate dalla meraviglia. Facciamo però notare che queste domande nascono non tanto dalla Meraviglia Interrogante di cui si sta parlando in questo momento, quanto piuttosto dalla Meraviglia Contemplante che nei termini di Scinkel prende il nome di Deep Wonder.</span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="background-color: #ffffff;">Un'ultima differenza che intercorre fra la curiosità e la meraviglia è che la curiosità coinvolge sempre qualcosa di nuovo che deve essere spiegato, mentre a volte la meraviglia rende non più familiare ciò che in precedenza lo era; da qui nasce la sensazione di stupore/sorpresa che acconpagna la meraviglia.</span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="background-color: #ffffff;">Dopo avere descritto le differenze fra curiosità e meraviglia, l'autore prende in esame la seconda e la distingue fra 'attiva' e 'passiva'. Egli nota che questa distinzione si riscontra anche nella distinzione fra il nome ed il verbo 'wonder' <span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">(Zazkis and Zazkis, 2014, p. 67)</span>, ma anche nell'analisi del verbo wonder con i suoi differenti significati associati a 'wondering at / wondering about (<span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">Goodwin, 2001</span>), wondering at/wonder why/how <span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">(Sinclair and Watson, 2001).</span></span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="background-color: #ffffff;"><span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">La meraviglia attiva, poichè coinvolge un desiderio di conoscere i motivi che sono alla base di uno stupore o di una perplessità è molto più simile alla curiosità rispetto alla meraviglia passiva. La meraviglia passiva invece è sempre un responso emozionale che non richiede un desiderio di esplorare. Taylor (1987) sembra riferirsi a quest'ultimo caso di meraviglia quando la descrive come "<em>Wonder is poetic and is content to view things in their wholeness and full context</em>", cioè come una attività che include l'esperienza scatenante in un contesto completo e nella sua interezza. L'autore rinomina la 'passive wonder' con il termine 'deep wonder' e la paragona all'emozione di awe.</span></span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="background-color: #ffffff;"><span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">Scinkel cita anche la Naussbaun che ha suggerito come nel caso della meraviglia 'passiva' - l'autrice non usa questa terminologia - noi siamo "<em>maximally aware of the value of the object, and only minimally aware, if at all, of its relationships to our own plans. That is why it is likely to issue in contemplation rather than in any sort of action towards the object</em>". Attraverso questa emozione noi sappiamo che l'oggetto è importante - ha valore - per noi, ma non sappiamo ancora perchè e come. </span></span></p>