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Earnshaw - Disorientation and Cognitive Enquiry
<p style="text-align: justify;">Il <strong>sentimento di disorientamento</strong> di fronte a qualcosa è un sentimento che è stato analizzato dalla filosofia nella sua lunga storia e <strong>Earnshaw</strong> prova a tracciare la sua importanza rispetto alla ricerca cognitiva (cognitive enquiry), intesa quest'ultima come la ricerca che ognuno di noi attua per affrontare i problemi della nostra esperienza (sia del mondo che di noi stessi).</p> <p style="text-align: justify;">Che il sentimento di disorientamento sia un tema trattato dalla filosofia è provato da alcuni esempi tratti dall'articolo di <strong>Mulhall</strong> (2012 - <span style="background-color: #ffffff;">Wonder, Perplexity, Sublimity: Philosophy as the Self- Overcoming of Self-Exile in Heidegger and Wittgenstein</span>): in "Essere e tempo" di Heidegger - ad esempio - il disorientamento è suscitato e mantenuto durante tutto lo sviluppo dell'opera; in Wittgenstein invece si ricorda la frase "<em><span style="background-color: #ffffff;">A philosophical problem has the form “I don’t know my</span> way about</em>" che mostra come il disorientamento sia strettamente correlato all'abilità di procedere con una ricerca filosofica. Oltre questi due esempi si può anche citare il ruolo del disorientamento nei dialoghi platonici, come abbiamo avuto modo di descrivere in altre note.</p> <p style="text-align: justify;">Oltre a questi esempi tratti dalla ricerca filosofica è importante sottolineare che il sentimento di disorientamento si prova anche nella vita quotidiana, come ad esempio quando ci troviamo di fronte ad un evento decisivo per la nostra esistenza come la morte (l'autore cita nell'articolo l'esperienza di alcune persone di fronte alla scoperta di una malattia incurabile), oppure quando si ha a che fare con malattie quali la schizzofrenia che creano un senso di mistero per quello che ci circonda.</p> <p style="text-align: justify;">Tutte queste osservazioni mostrano come il sentimento di disorientamento sia fondamentale nella ricerca quotidiana per 'dare senso' alla nostra relazione con il mondo. L'autore infatti afferma che "<em><span style="background-color: #ffffff;">the experience of the emotion of disorientation should be a background affect in any intellectual enquiry, both motivating the enquiry and being necessary to instill certain epistemic virtues in the inquirer and can also play the role of an indicator of when the project threatens to traverse the boundary of sense</span></em>". In special modo è interessante osservare che il sentimento di disorientamento è alla base nel definire quali siano i limiti della nostra conoscenza del mondo; quando ci troviamo di fronte a questo sentimento significa che la nostra capacità di comprendere ciò che ci circonda, ciò con cui abbiamo a che fare, ha raggiunto il suo limite estremo; ci troviamo di fronte ad un 'mistero' che non sappiamo affrontare <span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Lato; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">con gli strumenti a nostra disposizione </span>.</p> <p style="text-align: justify;">Per chiarire meglio in cosa consista questo sentimento di disorientamento Earnshaw porta alcuni esempi come il trascendente, il trauma provato di fronte alla notizia di una malattia inguaribile, una malattia mentale come la schizofrenia. Piuttosto di descrivere i vari esempi, ci limitiamo a presentare ciò che si deduce da essi: il senso di disorientamento che si prova di fronte a queste esperienze estreme ci lascia inarticolati, non siamo in grado di applicare ad esse le nostre categorie concettuali, siamo privati delle coordinate - usualmente utilizzate - su come andare innanzi. Rifacendoci ad eseprienze meno 'traumatiche' il senso di disorientamento si prova di fronte a domande/esperienze che non siamo in grado di trattare, ad un <strong>mistero</strong> inteso come fatto inspiegabile; di fronte ad un mistero proviamo sempre un senso di disorientamento. Per ricapitolare possiamo affermare che "<em><span style="background-color: #ffffff;">we might agree that disorientation is an emotion that registers when we have reached the limit of an enquiry</span></em>".</p> <p style="text-align: justify;">Il fare domande - il compiere una ricerca - richiede sempre che ci sia una risposta; se questo non avviene non sappiamo come procedere, siamo smarriti: di fronte a questo sentimento di solito ripercorriamo il percorso conoscitivo per individuare il punto in cui abbiamo sbagliato, il punto che ci ha fatto svoltare verso domande senza risposte, oppure si cerca di articolare il problema con metafore o con i mezzi concettuali che abbiamo a nostra disposizione in modo tale che la domanda acquisti senso e che possa avere una risposta - anche solo provvisoria. Il non senso che genera la ricerca è strettamente legato al concetto di mistero, inteso come un qualcosa che non siamo in grado di articolare maggiormente e che ci porta a produrre delle proposizioni su di esso che sono in contraddizione, non hanno un senso definito. Di fronte al mistero inoltre proviamo un senso di <strong>meraviglia</strong>, oltre che di smarrimento (bewilderment), come abbiamo avuto modo di descrivere in altra parte. Da un punto di vista cognitivo l'approccio al mistero - alla meraviglia - può essere duplice; da un lato esso è talmente grande, le nostre categorie intellettuali sono talmente deboli per comprenderlo, che siamo costretti a subire questa meraviglia, ad ammirare ciò che ci è di fronte; siamo di fronte a quella che si chiama <strong>meraviglia contemplante</strong>. Dall'altro lato il mistero si presenta come 'percorribile' - anche se non ne siamo in grado; i concetti a nostra disposizione ci portano a contraddizioni, ma intravvediamo un percorso per giungere ad una chiarezza del mistero; in questo caso siamo di fronte a quello che si chiama <strong>meraviglia interrogante</strong>.</p> <p style="text-align: justify;">Il senso di smarrimento ha anche un altro aspetto positivo; ci mostra i limiti della nostra conoscenza, le nostre imperfezioni, i limiti dei nostri mezzi nell'affrontare la natura; <strong>in definitiva ci rende umili</strong>. Per concludere con una frase dell'autore "<span style="background-color: #ffffff;"><em>These conditions [limiti della consocenza, imperfezioni umane...] are the basis for our ability to inquire and are also the subject of our enquiry, in that an enquiry tests the boundaries of what it is possible for us to know. This leads us to the idea that any and all </em><em>inquiries search to push back [cerca di limitare] the frontier of mystery and so accordingly disorientation must be central to all our investigations in searching out [nella ricerca] where mystery lies</em>."</span></p>