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Candiotto - Aporetic State and Extended Emotions: the Shameful Recognition of Contradictions in the Socratic Elenchus
<p style="text-align: justify;">L'autrice in questo articolo prende in considerazione l'<strong>elenco socratico</strong> (l'argomentazione socratica) e mostra come <strong>l'emozione di vergogna</strong> che l'interlocutore prova ad intorloquire con Socrate sia un elemento importante (epistemico) per trasformare/migliorare la propria conoscenza su un certo argomento. Il dialogo socratico è un ottimo esempio di come possano interagire positivamente le emozioni ed il ragionamento per migliorare la propria conoscenza. Secondo l'autrice le emozioni non sono solamente un argomento retorico da utilizzare nel dialogo per mettere in risalto le difficoltà dell'interlocutore, ma anche - e soprattutto - rappresentano un elemento di 'embodied cognition' che permettono di determinare una serie di strategie per migliorare la conoscenza (e secondo l'autrice anche la propria vita, trasformandola in una vita migliore). La tesi esposta nell'articolo è che il riconoscimento dell'errore da parte dell'interlocutore è un processo non solo privato, ma soprattutto pubblico, in quanto l'emozione di vergogna è una 'emozione collettiva'; la Candiotto definisce quindi un '<em>extended elencus</em>' che prende in considerazione proprio questi aspetti.</p> <p style="text-align: justify;">Per definire meglio che cosa sia l'elenco socratico, ci viene in aiuto Wikipedia. Il termine <strong>elenco</strong> deriva da greco 'elenchos' e si ritrova nella logica formale <span style="background-color: #ffffff;">con il significato di <strong>argomentazione</strong>, detta anche redarguizione, che mira a confutare l'errore presente nell'affermazione dell'interlocutore. In particolare nel dialogo socratico l'elenco serve non tanto a vincere sull'avversario della discussione, com'era ad esempio nell'eristica sofistica, quanto a convincerlo di essere in contraddizione con se stesso muovendo proprio da quanto egli sosteneva all'inizio. In particolare Socrate con una serie di domande/risposte dimostra che se A implica B e B implica C e D queste sono contraddittorie tra loro o contraddicono la tesi di partenza.</span></p> <p style="text-align: justify;">Nell'articolo inoltre si utilizza il termine aporia sia da un punto di vista <strong>catartico</strong>, che <strong>zetetico</strong>. Nel primo caso l'aporia porta ad una purificazione dall'ignoranza attraverso la dialettica, mentre nel secondo caso - l'aporia zetetica - ci costringe a lavorare su problemi/contraddizioni filosofiche. E' chiaro che il sentimento di vergogna porta in primo luogo ad un riconoscimento dell'errore compiuto e quindi ad una aporia zetetica. E' da notare che questa distinzione si riallaccia alla distinzione fra meraviglia contemplante ed interrogante che avevamo osservato in altra nota.</p> <p style="text-align: justify;">In una prospettiva socratica l'autrice sostiene che le emozioni sono la guida per la scoperta del bene, in quanto mostrano la via per raggiungere la conoscienza e soprattutto hanno il potere di attuarla nella nostra vita. Si sostiene infatti che "<em><span style="background-color: #ffffff;">Plato argued that emotions are necessary to reach the truth: emotions are not sufficient by themselves but – and in this perspective we can maintain a moderately rationalist approach – they act within reasoning to enhance the epistemic process</span></em>".</p> <p style="text-align: justify;">Un ruolo essenziale nei dialoghi socratici è - secondo la Candiotto - occupato dagli ascoltatori, che non sono soltanto un elemento di sfondo del dialogo, ma rappresentano il vero obiettivo di Platone, come si evidenzia nel Sofista (<span style="background-color: #ffffff;">230b4-230e5 - "the “noble sophistry” passage").</span></p> <p style="text-align: justify;">Il primo effetto dell'elenco socratico è che <span style="background-color: #ffffff;">l'interlocutore giunge ad uno <strong>stato di aporia</strong>, inteso come esperienza profonda (embodied and embedded experience) dell'errore commesso; uno stato che rappresenta in modo appropriato la collaborazione fra emozioni e ragionamento per il riconoscimento degli errori e che nasce dal sentimento di vergogna che si può provare di fornte a delle contraddizioni. E' qui importante sottolineare che lo stato di aporia (cioè di contraddizione) è raggiunto tramite il ragionamento - mostrando le contraddizione della posizione sostenuta dall'interlocutore - ma anche dal sentimento di vergogna che lo stesso prova nel vedere che la sua posizione non è sostenibile. Ma il sentimento di vergogna è un sentimento collettivo che esiste solo se è presupposto un uditorio ed è per questo che la Candiotto è una sostenitrice della 'extended cognition', cioè di quella posizione filosofica secondo cui la conoscenza non è solo un fatto personale, ma collettivo. Lo stato di aporia è dunque "<em>... a mental state of perplexity and being at a loss, that involves feelings, which in turn play a role in the cognitive development of the interlocutor. The aporetic state is not a purely cognitive state; it is a cognitively-motivational state involving emotive elements.</em>". Il punto cruciale della refutazione - secondo l'autrice - consiste nel riconoscimento della propria ineguatezza, un senso di inferiorità che si dispiega in una condizione aporetica, in altre parole nella consapevolezza della contraddizione. Inoltre il riconoscimento degli errori "<em>... does not happen just “in the head” but is “extended” in the public environment that permits the generation of shame</em>". Il sentimento di vergogna è riconosciuto non solo dall'interlocutore, ma anche da Socrate e dall'uditorio del dialogo.</span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="background-color: #ffffff;">Il sentimento di vergogna è dunque un aspetto importante nella crescita cognitiva; esso è una emozione primaria e gioca un ruolo fondamentale nel modo in cui l'identità personale è costruita attraverso la relazione con gli altri. Nell'Euthyphro Socrate sostiene che la vergogna è anche la 'paura di perdere la faccia' e quindi noi arrossiamo per questa ragione; abbiamo paura di perdere la nostra reputazione di fronte agli altri; è per questo motivo che la vergogna è definita come un sentimento 'collettivo'.</span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="background-color: #ffffff;">Vi è però un duplice modo di reagire alla vergogna che è esemplificato nel <strong>Carmide</strong>; da un lato infatti Carmide riconosce l'errore commesso, la sua ineguatezza e accetta la guida di Socrate per giungere alla saggezza, quindi si instaura un percorso conoscitivo che rimodula le sue convinzioni e la sua persona - anche agli occhi degli ascoltatori; dall'altra vi è la vergogna di Crizia che però è bloccante, in quanto Crizia, per evitare di perdere il suo ruolo nella società ateniese, rifiuta di riconoscere l'errore e non inizia il percorso di catarsi. Ma il nascondimento della vergogna operato da Crizia è un messaggio che viene mandato agli ascoltatori: l'inadeguatezza dei politici. E d'altra parte l'uditorio "<em>... realizing that the interlocutor does not acknowledge the shortcomings [le carenze] which, thanks to the refutation, emerged clearly in the dialogue, understands that he is not the person he believes himself to be.</em>" Questo processo di refutazione che coinvolge l'interlocutore, Socrate e l'uditorio viene chiamato dall'autore "<em>Outreach elenchus</em>" e viene paragonato all'utilizzo di un boomerang che viene lanciato verso l'uditorio, ma che ritorna sempre verso l'interlocutore. E' interessante osservare che "<em>... Socrates uses the public as a vehicle for the extension of the elenchus when he is dealing with those who represent the values of the society he wants to criticize [in sostanza politici]</em>".</span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="background-color: #ffffff;">Secondo la Candiotto la vergogna che prova l'interlocutore indica esattamente lo stato di aporia - posizione mutuata dalla Bowery - in cui si trova; egli arrossisce quando si rende conto che non sa come rispondere alle osservazioni di Socrate e questo evento rappresenta il 'turning point' del dialogo. E' risapunto che nei dialoghi socratici non esiste un punto di arrivo definitvo, ma il dialogo è costruito per refutare le posizioni dell'interlocutore al fine di convincerlo della sua ignoranza; ma questo risultato non deve essere inteso come 'negativo', come un 'epistemic failure', piuttosto esso è necessario per raggiungere uno stato di purificazione dagli errori. E' da questa consapevolezza degli errori che si arriva poi alla saggezza; in questo modo l'aporia non è solo catartica ma anche zetetica, perchè ci costringe a lavorare sugli errori [si veda ad es. 2006-“Aporia and Searching in the Early Plato”. di Politis]. Il concetto di 'aporiai' come problemi da risolvere non è solo presente in Aristotele, ma è importante anche nei dialoghi platonici.</span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="background-color: #ffffff;">In conclusione possiamo affermare che l'articolo risulta interessante in quanto mostra come le emozioni siano un elemento importante - al pari del ragionamento - per migliorare la propria conoscenza e come queste - in particolare la vergogna - siano alla base della condizione di aporia che si trova nell'opera platonica. Non abbiamo analizzato a fondo la proposta sostenuta dall'autrice dell'extended elenchus in quanto non di particolare interesse ai fini dell'analisi dei dialoghi socratici.</span></p>