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Some notes on Relativity and other arguments
Knowledge and the public world: Arendt on science, thruth and politics
<p style="text-align: justify;">Le seguenti note fanno riferimento all'articolo "<strong><span style="background-color: #ffffff;">Knowledge and the public world: Arendt on science, thruth and politics</span></strong>" di J. Burdman pubblicato nel 2018.</p> <p style="text-align: justify;">In questo articolo Burdman cerca di reinterpretare in una forma più 'benevola' il rapporto fra Scienza e Politica, per come è stato analizzato da Arendt; in particolare l'autore mostra come le attività cognitive - di cui la scienza è la rappresentante più eminente - possano influire a creare quel mondo comune (common sense) su cui si basa in ultima istanza proprio la politica. L'articolo inoltre risulta interessante in quanto vi è una interpretazione originale della critica arendiata alla scienza (prendendo in esame la prima parte di "Life of Mind") e vi è anche una analisi del concetto di verità e della sua importanza nella definizione del common sense.</p> <p style="text-align: justify;">Il contributo di Arendt maggiormente significativo per ciò che riguarda la sua valutazione su cosa sia la scienza e su come impatti sulla vita quotidiana si trova nel capitolo finale di <em>Human Condition</em>, che riguarda le trasformazioni subite da ciò che l'autrice chiama <em>Vita Activa</em> e da come ciò abbia motificato l'azione che l'uomo compie nel mondo pubblico. Per quanto riguarda la scienza Arendt si chiede come essa abbia cambiato drasticamento il mondo comune e la sua azione viene identificata con il termine di 'alienazione dal mondo comune' (world-alienation). L'alienazione consiste nell'eclisse di un mondo condiviso e pubblico - nella perdita di importanza degli oggetti di questo mondo - e nello sviluppo di attività estranee ad esso (come il se' o le leggi universali della scienza).</p> <p style="text-align: justify;">L'alienazione dal mondo avviene perchè con lo sviluppo delle scienze nel XVII secolo si è radicata la convinzione che i nostri sensi sono fallaci ed esiste una realtà al di là/al di sotto di essi che solo la scienza può raggiungere con la sua attività. E' l'utilizzo del telescopio da parte di Galileo - secondo la Arendt - che ha causato questo slittamento, perchè ha reso evidente, attraverso l'osservazione diretta di oggetti non visibili, che alcune ipotesi - fino ad allora considerate come tali e come non rappresentanti la verità - <span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">risultavano in realtà veritiere</span> seppure non corrispondenti con le osservazioni quotidiane (si sta parlando ad esempio dell'ipotesi eliocentrica). Nei termini della Arendt la scoperta di Galileo "<em>prove in demostrable fact that both the worst fear and the most presountous hope of human speculation, the ancient fear that our senses... might betray us, and the Archimedean wish for the point outside the Earth... could only come true together [UC 262]</em>". Le leggi universali - che a partire da Galileo si sono susseguite - sono proprio il punto di Archimede, il punto in cui si trova un osservatore fittizio che osserva i fenomeni terrestri con gli occhi universali.</p> <p style="text-align: justify;">Sappiamo benissimo che la base di ogni legge universale è il linguaggio matematico, ma questo linguaggio - soprattutto nella forma astratta che si ha ai nostri giorni - ha perso quella capacità di descrivere i fenomeni per come li osserviamo con i nostri sensi ed attraverso il linguaggio concettuale quotidiano. La scienza dunque non ha rafforzato il nostro senso della realtà, ma lo ha indebolito fortemente.</p> <p style="text-align: justify;">Questo senso della realtà - comune a tutti gli umani - proviene da quello che Arendt chiama 'common sense'; esso è un senso speciale che fa coincidere i 5 sensi in un punto in comune e permette ad ogni essere (uomo o animale che sia) di avere un contesto condiviso dove ogni oggetto ha un significato determinato [pag. 3]. Nello sviluppare un linguaggio maggiormente distaccato dal pensiero comune, la scienza ci ha 'alienato' sempre più dalla sensazione della realtà.</p> <p style="text-align: justify;">Un altro aspetto interessante da considerare è che la scienza è il risultato dell'attività di '<strong>conoscere'</strong>, quindi è interessata a ciò che è vero e a ciò che è falso. Ma nel mondo comune esiste un'altra attività fondamentale per la condizione umana che è il '<strong>pensare</strong>'; esso si discosta fortemente dal conoscere, in quanto cerca di fornire il significato ai concetti che utilizza. Il pensiero può essere utilizzato per indirizzare questioni cognitive, ma il suo vero campo di attività corrisponde - come detto - a quello di attribuire significato ai concetti che si utilizzano; in particolare Arendt sottolinea che il pensare cerca risposte alle domande 'fondamentali' dell'uomo, che - in ultima analisi - non riguardano la conoscenza ma il significato della nostra esistenza. Questa distinzione è essenziale per Arendt perchè gli scienziati non si pongono mai questioni legate al significato delle loro scoperte, essi sono concentrati sull'aspetto cognitivo della loro attività (tant'è che sovente gli scienziati affermano quanto la loro azione sia legata solo a fini speculativi) e quali siano le applicazioni 'pratiche' delle loro scoperte li lascia in buona sostanza indifferenti.</p> <p style="text-align: justify;">Una domanda che si pone l'autore - derivata da Arendt - è: come è possibile che la scienza sia cresciuta così tanto fino a modellare in modo 'essenziale' il mondo in cui viviamo? La Arendt sostiene che la risposta a questa domanda è la tecnologia. La scienza ci fornisce le teorie che descrivono il nostro mondo, ma attraverso concetti che non hanno nulla a che fare con il mondo comune e che noi non riusciamo a comprendere pienamente; è il sottoprodotto della scienza - la tecnologia - che fornisce la 'veracità' delle teorie scientifiche; è la tecnologia, intesa come applicazione delle teorie scientifiche, che dimostra quanto esse siano effettive.</p> <p style="text-align: justify;">Un'importante conseguenza di questo rapporto fra tecnologia e scienza è che noi siamo riusciti a trasformare la realtà, senza comprenderla pienamente; la relazione fra scienza e tecnologia porta ad una dicotomia fra le capacità della mente umana di comprendere e le leggi universali che l'uomo può scopire e utilizzare senza una completa comprensione. Secondo Arendt la scienza moderna ci ha fornito i mezzi per trasformare il mondo da un punto di vista universale, ma non ci ha permesso di 'pensare' in termini universali, termini che trascendano la nostra condizione legata ai sensi.</p> <p style="text-align: justify;">E' interessante ancora osservare che la critica arendtiana all'alienazione dovuta alla scienza ha le sue radici nell'analisi che l'autrice tedesca fece delle origini del totalitarismo. Sono presenti infatti alcune analogie fra il mondo 'fittizio' creato dalle ideologie totalitarie - e che hanno la loro massima espressione nel mondo concentrazionario - ed il mondo 'scientifico' che viene generato dalla ricerca scientifica. Non analizzeremo più in dettaglio questi aspetti, ma è interessante tenerne traccia.</p> <p style="text-align: justify;">La domanda fondamentale che si fa l'autore è se l'unica possibile conseguenza della scienza sia l'alienazione dal mondo, come abbiamo descritto brevemente fino ad ora.</p> <p style="text-align: justify;">Il punto di partenza per superare questa valutazione negativa è osservare che <span style="text-decoration: underline;">la tecnologia porta ad un paradosso nella scienza moderna</span>; da un lato essa facilita l'alienazione del mondo della sensibilità ma dall'altra costringe la scienza a ritornare proprio ad esso per sancire la veridicità degli asserti scientifici. Infatti, anche per le teorie più complesse e maggiormente astratte, che utilizzano gli strumenti tecnologici più sofisticati, la scienza moderna ricorre sempre ad una validazione empirica che è basata in ultima istanza sui nostri sensi. L'unico criterio di verità per la scienza è l'evidenza sensibile, anche se vengono utilizzati strumenti via via più complicati (ad es. acceleratori di particelle). Dunque, sebbene la ricerca scientifica sembra opporsi al ragionamento di senso comune, Arendt sostiene che in realtà essa ne sia il prolungamento estremamente raffinato. La conoscenza scientifica è dunque soggetta alla stesso criterio di verifica che noi utilizziamo nel mondo comune, in cui un qualcosa è ritenuto veritiero fino a che un'altra evidenza ci mostri la sua falsità [pag. 5]. In ultima analisi vi è una connessione naturale fra la conoscenza scientifica ed il senso comune, che è proprio il mondo come ci appare ai nostri sensi.</p> <p style="text-align: justify;">Per Arendt dunque tutte le verità scientifiche sono verità di fatto, basate sui nostri sensi, ma l'autrice tedesca procede oltre e sostiene che tutte le verità - anche quelle di ragione, come quelle matematiche - sono verità empiriche. Per comprendere questo aspetto ci può tornare utile il famoso esempio di Kant, in cui si asserisce che il risultato della somma dei numeri "5+7" non può essere dedotto logicamente dai singoli numeri "5" e "7", ma quello che si ha è un giudizio sintetico a priori. Arendt sostiene che <span style="text-decoration: underline;">in ultima istanza</span> questo giudizio si fonda sui dati della sensibilità, ma di una sensibilità in senso generale, una sua forma ideale che viene ottenuta solo astraendo con l'immaginazione dai dati sensibili. L'oggetto matematico diviene quindi una forma estremamaente raffinata della concettualizzazione che Socrate scoperse nell'antico mondo greco. Per descrivere meglio ciò che si intende la Arendt propone un esempio legato al concetto di casa: esso rappresenta un 'condensato' di ciò che esperiamo con i nostri sensi e tutti i suoi significati sono presenti alla mente quando stiamo parlando/riflettendo su una singola casa. Allo stesso modo un concetto matematico è un condensato molto astratto di eventi/fatti del mondo comune in cui viviamo (ad esempio il processo di contare).</p> <p style="text-align: justify;">La medesima cosa vale anche per gli oggetti della geometria; anche essi in ultima istanza sono riconducibili a fatti/esperienze del mondo comune.</p> <p style="text-align: justify;">La scienza espone come il mondo si presenta all'uomo nella sua veridicità, ma è opportuno approfondire in cosa consista la verità per Arendt. In "<strong>Truth and Politics</strong>" Arendt sostiene che la verità è "<span style="text-decoration: underline;">un modo di asserire la validità di un qualcosa</span>", che è differente dall'opinione; da questo punto di vista la verità è un modo coercitivo per sostenere qualcosa, e non persuasivo, come si conviene ad un coerente spazio pubblico dell'opinione. La scienza dunque è uno fra i diversi modi di parlare della verità (truthtelling), come lo è la filosofia, l'arte, la storia... Il tipo di verità varia a seconda della attività; così ad esempio la filosofia parla delle verità di ragione, la storia e la giustizia delle verità di fatto... In tutti questi casi comunque le attività sono al di fuori del mondo politico, proprio perchè il loro oggetto non conduce a punti di vista differenti (opinioni) o a discussioni, le proposizioni che sono utilizzate, sono in generale delle asserzioni e non dipendono dall'accordo con il pensiero di altri. Il <span style="text-decoration: underline;">significato di una certa verità</span> è frutto di opinione e dibattito - quindi ha un aspetto politico - ma l'esistenza di un qualcosa che abbiamo esperito con i nostri sensi - e tutte le asserzioni scientifiche si riconducono a questo - non è una materia di opinione. Da questo punto di vista la conoscenza - che si basa su verità di fatto o di ragione - sembra allontanarsi sempre di più da quello spazio comune che rappresenta invece per Arendt il luogo in cui si svolgono le attività principali dell'uomo.</p> <p style="text-align: justify;">Sebbene Arendt sia preoccupata dell'impatto della scienza sul mondo comune, ella in ogni caso ritiene che la scenza possa avere un ruolo positivo nello spazio pubblico. L'obiettivo principale di Arendt è quello di liberare lo spazio politico dalle influenze di fattori/categorie esterne; ella comunque riconosce che la costruzione dello spazio comune ("public realm") sia determinato anche da attività non politiche [pag. 8]. In "The Human Condition" Arendt sostiene che le attività politiche - essenzialmente immateriali - sono basate su una ogettività riconosciuta dagli esponenti della comunità ("objective in-between") che è determinata da fattori non politici, in sostanza dagli oggetti "del fare" che hanno una permanenza. Sebbene l'attività dell'homo faber sia una attività non-politica, lo spazio pubblico, in cui invece si svolgono le attività politiche, sarebbe impensabile senza la sua azione. Sappiamo quale sia il legame fra l'attività del fare e la scienza, ma Arendt in "The Life of Mind" specifica l'importanza della conoscenza per il mondo comune quando afferma <em>"... the activity of knowing is no less related to our sense of reality then the building of house [LOM 56]</em>", mostrando proprio un legame fra l'attività del conoscere e quella del costruire (fare). Poco prima aveva anche affermato "<em>the end of cognition and knowledge [...] clearly belongs to the world of appearances; once established as truth it becomes part and parcel of the world [LOM 54]</em>". E' possibile quindi concludere che lo stabilire verità di fatto - attività della scienza - sia un momento fondante dello spazio comune su cui poggia l'attività politica; quindi è vero che la scienza contribuisce all'alienazione del mondo comune definito in base ai nostri sensi, però allo stesso tempo stabilisce quelle verità di fatto su cui lo spazio pubblico è costruito. E' dunque fondamentale per sanare questa dicotomia che abbiamo evidenziato fra scienza e mondo comune, la riflessione, la ricerca di significato sulle verità di fatto della scienza, in modo tale che esse siano interiorizzate dalle persone. </p> <p style="text-align: justify;">E' importante notare che Arendt non esprime mai in modo chiaro che le verità scientifiche facciano parte dello spazio pubblico, infatti in "Truth and Politics" ella accetta come verità fattuali solo quelle legate a eventi storici; eventi che presentano dei testimoni. Ogni tipo di verità fattuale comunque in ambito politico può essere negata - è una attività prettamente politica affermare il contrario della verità - e quindi le verità fattuali sono entità fragili che bisogna preservare. Esse hanno bisogno di testimoni, o almeno devono essere supportate dalla validità del senso comune; questo aspetto per numerose verità scientifiche - vedi ad es. l'esistenza degli atomi - non è presente. Diventa dunque fondamentale preservare le verità scientifiche contro l'azione politica. Un esempio di questo attacco 'politico' è il sostenere che la terra sia piatta; nello spazio pubblico questa affermazione è una negazione di una verità di fatto oramai assodata in ambito scientifico (che la terrra sia sferica), ed è compito fondamentale della comunità scientifica riuscire a preservare questa verità. Secondo la Arendt questa protezione delle verità fattuali scientifiche è garantita dalle comunità scientifiche presenti nelle università.</p>