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Some notes on Relativity and other arguments
Arendt - Vita della mente - Che cosa ci fa pensare - Socrate
<p style="text-align: justify;"><span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Lato; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">Le note presenti in questa nota fanno riferimento al paragrafo "La risposta di Socrate" [pag. 259] presente nel capitolo "pensare" della Vita della Mente di Arendt.</span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Lato; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">Arendt in primo luogo fa un lungo preambolo per spiegare che la figura di Socrate nei dialoghi platonici è una figura mediata da Platone stesso e che solo alcuni dialoghi - sopratutto quelli giovanili - possono esprimere con precisione il pensare del filosofo; sono d'altronde anche presenti passi in cui si distingue nettamente l'intervento di Platone a esprimere pensieri che lo stesso Socrate non avrebbe mai apprezzato. Detto questo, si può affermare con sicurezza che tutti i dialoghi socratici sono tutti aporetici, quindi affrontano problematiche più o meno interessanti, ma non giungono mai ad una conclusione definitiva; anzi questo è un primo aspetto fondamentale della 'filosofia' socratica, in quanto il filosofo non ha certezze da proporre ai suoi discepoli, ma - in linea di massima - solo un metodo per mettere in evidenza le contraddizioni di una convinzione, all'interno di un dibattito. </span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Lato; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">Si potrebbe pensare che questo metodo sia soltanto una metodologia sofistica, che serva ad indebolire l'avversario in un dibattito, ma su questo Socrate è abbastanza preciso; il mettere in difficoltà un interlocutore - come una torpedine marina - creando un senso di confusione/imbarazzo serve 'solo' a portare l'interlocutore sulla giusta strada per trovare - lui stesso - una soluzione al problema che si sta affrontando. Il sofista invece utilizza i metodi retorici per sconfiggere la posizione avversaria, anche se la tesi da lui sostenuta è ritenuta - da egli stesso - come errata. </span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Lato; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">Nella maieutica di Socrate - così si chiama l'operare del filosofo - vi è in ogni caso un riconoscimento dell'altro e delle sue motivazioni, anche se sono ritenute errate. L'argomentazione di Socrate è sempre circolare ed il filosofo formula domande di cui non conosce le risposte e succede a volte che le risposte portino l'argomentazione al punto di partenza; in tali occasioni Socrate - con un sorriso - propone all'interlocutore di riprendere la discussione [pag. 263]. </span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Lato; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">Si direbbe che, diversamente dai filosofi di professione, Socrate affrontasse la verifica delle argomentazioni con i propri simili per accertare se essi condividessero le sue perplessità; e questò è molto diverso dall'inclinazione a trovare delle soluzioni a enigmi per poi insegnarle [pag. 266].</span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Lato; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">Tutti i dialoghi socratici vertono su temi che coinvolgono il quotidiano come "che cosa è la felicità, la giustizia o la virtù"; tutti questi sostantivi astratti - che con lo sviluppo della filosofia si trasformeranno in concetti/idee - non hanno una definizione univoca; tutti sanno più o meno cosa significano, ma nessuno sa esprimere con precisione cosa essi siano; il metodo interrogante di Socrate ha l'obiettivo di estrarre l'opinione (doxa) che ogni interlocutore ha su di essi, mostrando nel contempo le eventuali debolezze. Ciò che dunque Socrate ha scoperto - secondo le parole di Aristotele - sono stati proprio i concetti.</span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Lato; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">Arendt cerca di ricostruire come ciò sia stato possibile partendo da un esempio banale che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni: il concetto di <strong>casa</strong> [pag. 264]. Possiamo usare la parola casa per un gran numero di oggetti - per la capanna di fango, per il palazzo di un re, per un appartamento... - ma qualcosa ci impedisce di utilizzarlo per le tende utilizzate dai nomadi. La casa in sè, quella in virtù della quale tutti gli esempi riportati ne sono un esempio tranne l'ultimo ha un qualcosa in comune con tutti gli esempi che non è in realtà 'visibile': ogni casa dell'immaginazione, per quanto astratta e per quanto minima, è già una casa particolare. L'aspetto importante da sottolineare è che il termine casa indica qualcosa di molto meno tangibile di quello che percepiamo con i nostri occhi. Essa implica "qualcuno in casa" ed un "dimorare" che ad esempio nessuna tenda mobile può supportare. Il termine casa dunque rappresenta un'abbreviazione stenografica per tutta una serie di esperienze che non sono solo visive, ma che il nostro pensiero 'richiama' ogni volta che si parla di una casa. La parola casa - secondo Arendt - è una "<em>sorta di pensiero congelato che il pensare deve disgelare ogni volta che ne voglia portare alla luce il significato originale</em>" [pag. 265]. E' interessante osservare che questo concetto congelato ricorda molto gli schemi concettuali che sono tutt'ora di moda nella scienza cognitiva.</span></p> <p style="text-align: justify;"><span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Lato; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: justify; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">Rimane ora da specificare che cosa sia il 'pensare' per Socrate. Egli ci propone una metafora legata al vento: "<em>I venti in sè sono invisibili, tuttavia ciò che essi fanno è manifesto e in certo modo noi avvertiamo il loro avvicinarsi</em>" [pag. 268]. Proprio come Socrate affronta un argomento e non giunge mai ad una conclusione e se in un secondo momento tenta di riaffrontare lo stesso argomento ottenendo risultati diversi, allo stesso modo il vento - per la sua mobilità - mette in movimento gli oggetti che incontra, ogni volta in modo differente. Ritornando ai concetti - come pensieri congelati - sembra che siano comodi, che li si possa usare con tranquillità, ma il vento del pensiero, messo in moto da Socrate, mostra in realtà che essi non sono completamente definibili e l'unica cosa che possiamo fare è quella di metterli in comune per cercare una sintesi (se possibile) [pag. 269].</span></p>