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Some notes on Relativity and other arguments
Arendt - Vita della mente - Che cosa ci fa pensare - Platone
<p style="text-align: justify;">Le note presenti in questo post fanno riferimento al paragrafo "La risposta di Platone e i suoi echi" [pag. 231] presente nel capitolo "pensare" della Vita della Mente di Arendt.</p> <p style="text-align: justify;">Secondo la Arendt per rispondere al quesito "<strong>che cosa ci fa pensare</strong>" si possono rintracciare alcune ragioni nella risposta del primo vero filosofo (Platone) e che si riassumono nell'idea che l'origine della filosofia è lo stupore (thaumazein).</p> <p style="text-align: justify;">Anche Aristotele asserisce che l'origine della filosofia è lo stupore - ma nel senso di aporein - che corrispnde all'essere perplessi, rendendosi però conto di una ignoranza che può essere fugata dalla conoscenza [pag. 231].</p> <p style="text-align: justify;">L'osservazione di Platone a proposito dello stupore compare all'improvviso nel dialogo del Teeteto nel corso di una discussione della relatività della percezione dei sensi. Teeteto - dopo l'incalzare di Socrate - si dice 'stupito', nel senso odierno di essere confuso, e a questo stato Socrate risponde: "<em>E' il segno autentico del filosofo questo che tu provi [...] perchè tale è principalmente la passione (pathos) del filosofo, stupire (thaumazein). Nè altro inizio e principio ha il filosofare che questo. E ritengo che non sbagliò nella genealogia chi [Esiodo] ha fatto di Iride [Arcobaleno, messaggera degli dei] la figlia di Taumante [coui che stupisce].</em>" [pag. 232]. Da questi passi si vede che la filosofia è figlia dell'astronomia, o meglio nasce dallo stupore che si prova nell'osservare il cielo stellato; Iride è il messaggero che unisce cielo e terra.</p> <p style="text-align: justify;">La parola thaumazein ricorre sovente in Omero ed è associta a verbi che significano 'vedere', nel significato di guardare; ma questo guardare stupefatto è riservato a quegli uomini che si trovano in presenza di una divinità. Lo stupore dunque non è un qualcosa che l'uomo crea da sè, ma è un qualcosa che è da patirsi - pathos - non da agirsi; in Omero è il dio che si mostra e l'uomo non può che subire questa vista.</p> <p style="text-align: justify;">Ma lo stupore che gli uomini provano di fronte alla divinità è un qualcosa che essi sono spinti ad 'ammirare', non è dunque legato a perplessità o sorpresa - come nel caso di Aristotele. Questo punto è interessante perchè il Berti sottolinea che generalmente il thaumazein greco è stato tradotto in latino con il termire 'admirari', ma nel greco antico ha una semantica molto più ricca che coinvolge proprio ciò che la Arendt nega; cioè il suo significato di stupore perplessità.</p> <p style="text-align: justify;">La proposta della Arendt dunque si rifà più all'idea di stupore che si prova ammirando un qualcosa a cui noi siamo posti di fronte; essa parla della presenza di un dio - in Omero - ma potrebbe essere anche lo stupore ammirato che si prova nell'osservazione del cielo stellato. In realtà non è neppure questo, ma lo stupore ammirato coincide con la lode, la glorificazione non tanto di un apparire particolarmente sbalorditivo [pag. 233] - vedi il cielo stellato - bensì ad un ordine armonioso dietro di esso, che di per sè non è osservabile ma di cui l'insieme delle cose del mondo ci offre un bagliore.</p> <p style="text-align: justify;">La filosofia dunque nasce con la scoperta di questo ordine armonioso che non è direttamente percepibile. In <strong>Eraclito</strong> la parola chiave che individua l'invisibile in seno alle apparenze è physis, natura, che nel mondo Greco rappresentava la totalità delle cose non costruite dall'uomo e non divine, che erano nate e cresciute da sè. </p> <p style="text-align: justify;">E' interessante notare che questo stupore ammirato per un ordine al di sotto delle apparenze si trova sovente negli scritti degli scienziati, ed è sufficiente ricordare ancora una volta Einstein. Mi sembra comunque che qui l'interpretazione di Arendt sul termine thaumazein si rifaccia pienamente alla traduzione latina del termine admirare - come ho evidenziato in precedenza. Aggiungo al riguardo che admirare in ambito latino/cristiano presuppone una rivelazione che è stata fornita da Dio, che quindi anche essa si subisce. </p> <p style="text-align: justify;">Ritornando a Platone, egli inoltre non ci informa di come questo stupore si trasformi nel dialogo del pensiero - quindi della filosofia. E' interessante a tale riguardo osservare che ancora in Eraclito il significato rivestito dal Logos è evocato attraverso la metafora di Apollo dell'oracolo di Delfi che non dice in modo esplicito, ma indica, accenna ambiguamente, ed è inteso solamente da coloro che possono comprendere i semplici cenni.</p> <p style="text-align: justify;">Ma questo comprendere non avviene con gli occhi o le orecchie, perchè esse sono fallaci, ma solo attraverso il logos, che per i greci non è semplicemente il discorso ma l'argomentazione razionale. Insomma lo stupore ha condotto l'uomo a pensare in parole; dello stupore di fronte all'invisibile manifesto si è appropriata la parola che ne ha cercato di esprimere la razionalità.</p> <p style="text-align: justify;">Al fine della nostra nota è interessante osservare una corrispondenza fra il filosofo e lo scienziato; mentre il filosofo di fronte allo stupore reagisce attraverso l'argomentazione razionale espressa in parole, lo scienziato ha una reazione simile in quanto all'ammirazione dell'ordine nella natura reagisce con una argomentazione razionale espressa - questa volta - con termini matematici. In entrambi i casi l'uomo è inteso come un <strong>'essere contemplante di un ordine prestabilito'</strong>.</p>