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Some notes on Relativity and other arguments
Il mito della Caverna nel “Socrate” di H. Arendt
<div class="standard" style="text-align: justify;">In <span style="display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: inherit; font-family: Lato; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: left; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;">Socrate - una serie di lezioni che Arendt tenne all'università nel 1954 </span>- la scrittrice affronta le origini del dissidio fra filosofia e politica che è fatto risalire fino a Platone e alla sua interpretazione dell'insegnamento di Socrate. La parte più interessante è sicuramente la descrizione del mito della caverna che Platone presenta nella Repubblica.</div> <div class="standard"> </div> <div class="standard" style="text-align: justify;">Per comprendere appieno la posizione di Platone e quella contrapposta di Socrate bisogna iniziare con il descrivere che cosa sia la '<em>doxa</em>' per gli uomini della polis greca. La doxa rappresenta l'opinione che un cittadino possiede su un certo fatto/oggetto; "<em>per Socrate così come per i suoi concittadini, doxa era la formulazione discorsiva del dokei moi, di ciò che mi pare. Questa Doxa ... riguardava la comprensione del mondo così come 'si apre a me'. Non era fantasia soggettiva o puro arbitrio, ma neanche qualcosa di assoluto e valido per tutti</em>" [pag 34]. Un altro aspetto della doxa, che nella nostra analisi non sarà presa in particolare considerazione, ma rappresenta un punto importante nella analisi arendtiana, è che essa significa anche 'splendore' e 'fama' e come tale "<em>... si riferisce al campo politico, che è la sfera pubblica in cui ciascuno può apparire e mostrare chi egli sia</em> [pag. 34]". Per i Greci - continua l'autrice - sostenere un'opinione faceva parte della capacità di mostrarsi, di essere visti e sentiti dagli altri.</div> <div class="standard" style="text-align: justify;"> </div> <div class="standard" style="text-align: justify;">Ma quale era allora il compito del filosofo se l'opinione era così importante? La risposta che ci fornisce Socrate - e che possiamo ricavare dai dialoghi giovanili di Platone - è che l'obiettivo primario del filosofo è di rendere evidenti nella sfera pubblica della polis le svariate opinioni dei cittadini; a tale risultato si perviene con il metodo della maieutica che consiste in un serrato dialogo fra maestro e discepolo in cui si cerca di mostrare i punti deboli dell'opinione dell'alievo e lo si porta ad avere una maggiore consapevolezza di alcune considerazioni che riguardano l'argomento trattato.</div> <div class="standard" style="text-align: justify;">A questa visione del filosofo, Platone contrappone una figura ben diversa che è esplicitata nel mito della caverna. La parabola si svolge in 3 stadi, ognuno dei quali si caratterizza come un punto di svolta; tutti e tre insieme rappresentano la <em>periagoghe</em> - il cambiamento - che per Platone è il percorso da seguire per una completa formazione filosofica.</div> <div class="standard"> </div> <div class="standard" style="text-align: justify;">La <strong>prima svolta</strong> avviene nella caverna quando il futuro filosofo si libera dei ceppi a cui è legato e che lo costringono a guardare di fronte a sè - come il resto dei suoi compagni - le immagini presenti su uno schermo. Nel momento in cui si volta, il filosofo vede una luce che giustifica le immagini degli oggetti proiettate sullo schermo. E' interessante osservare che "<em>questa prima periaghoghe è quella dello scienziato insoddisfatto dei luoghi comuni</em>" [pag 51] o dell'opinione (doxa - ciò che appare a me) non necessariamente univoca che hanno i vari abitanti della caverna. E' per la multiforme doxa che non soddisfa il bisogno di coerenza/univocità del filosofo scienziato, che egli si volta per capire come il mondo effettivamente è.</div> <div class="standard" style="text-align: justify;"> </div> <div class="standard" style="text-align: justify;">La <strong>seconda svolta</strong> che compie il filosofo è quando non si accontenta più di vedere e sapere come le cose nella caverna si verificano, ma vuole 'scoprire da dove nasca il fuoco che illumina gli oggetti'. A questo punto trova una uscita, la percorre e arriva all'esterno dove si trova in un cielo limpido, privo di uomini, dove appaiono le idee, le essenze eterne delle cose corruttibili che sono illuminate dal sole. E' qui che si verifica il <em>thaumazein</em>, la meraviglia di ciò che è così come è, la sensazione di un qualcosa che viene subito (<em>pathos</em>) e che si distingue nettamente dal <em>doxazein</em>, dal formarsi attivamente un'opinione [pag. 56]. La meraviglia che l'uomo patisce non può tradursi in parole perchè è troppo smisurata per esse. Per Platone e Arisotele, questa meraviglia muta é l'origine della filosofia. Nel momento in cui lo stato non discorsivo della meraviglia si traduce in parole, non è che la filosofia inizi a fare affermazioni, ma comincia a formulare domande 'ultime' che non possono avere delle risposte univoche (scientifiche). <strong>Facendo questo tipo di domande l'uomo si costituisce come essere interrogante</strong> ed è grazie a questa condizione che l'uomo può anche compiere delle domande che possono avere risposta univoca (la scienza). La Arendt sostiene che se l'uomo dovesse perdere la facoltà di compiere le domande ultime perderebbe anche la capacità di formulare domande a cui si può dare risposta. La scienza dunque è vista come una ancella della filosofia occidentale, un suo sviluppo necessario; senza la seconda non ci sarebbe stata la prima. E' nella condizione di essere interrogante che è radicata anche la ricerca scientifica.</div> <div class="standard" style="text-align: justify;">Oltre a quanto detto ci piace sottolineare che la meraviglia - il thaumazein - si trova anche all'origine di diverse ricerche scientifiche. E' sufficiente ricordare come Einstein negli anni giovanili provasse meraviglia e una sorta di mistero per le discussioni che riguardavano la luce; nella sua autobiografia scientifica Einstein sostiene che a 16 anni compì un sogno in cui cavalcava un raggio di luce, avendo davanti a sè uno specchio, e si rese conto che non sarebbe mai riuscito a vedersi riflesso sullo specchio. Questo fatto lo incuriosì e allo stesso tempo meravigliò (si trovò in uno stato di aporia); cercando risposte a questo sogno alla fine Einstein giunse alla scoperta della Relatività Ristretta.</div> <div class="standard" style="text-align: justify;"> </div> <div class="standard" style="text-align: justify;">La <strong>terza svolta</strong> del mito platonico si verifica quando il filosofo si rende conto che deve rientrare nella caverna per informare gli altri abitanti delle scoperte compiute, ma essndo accecato dalla luminosità del sole perde l'orientamento nella fioca luce in cui si viene di nuovo a trovare - situazione che evidenzia come il filosofo sia visto come un estraneo all'interno della polis - ma soprattutto non riesce ad esprimere in modo compiuto - con parole adeguate - ciò che ha osservato. In quest'ultimo caso siamo di fronte al fatto che le parole del filosofo cercano di rendere un qualcosa che non appartiene al 'senso comune' degli altri abitanti della caverna. Se riprendiamo l'analisi arendiata della scienza moderna e soprattutto i passi che riguardano le sue valutazioni sulla Meccanica Quantistica ci ritroviamo di fronte ad un secondo parallelismo fra l'antica filosofia greca e la scienza contemporanea: come infatti il filosofo ha esperito una realtà che si allontana dal 'senso comune' dei suoi concittadini e che non riesce ad esprimere a parole, così - allo stesso modo - lo scienziato non riesce a rendere conto di risultati sperimentali che non hanno più nulla a che fare con l'esperienza dell'uomo sulla terra.</div> <div class="standard" style="text-align: justify;">C'è infine un ultimo aspetto da considerare: il filosofo, al rientro nella caverna, prova sicuramente un senso di straniamento verso il mondo a cui ha fatto ritorno (non riesce ad esprimerlo a parole) che corrisponde al medesimo sentimento provato dai cittadini europei a seguito della rivoluzione scientifica avvenuta nel 600; è la perdita del 'sensus communis' che genera lo straniamento.</div> <div class="standard" style="text-align: justify;">Che cosa rimane dunque del mito della caverna nella Repubblica di Platone e di come ce lo ha presentato la Arendt? E' importante indicare il senso di 'meraviglia' (il thaumazein) che è alla base della filosofia greca e che dà origine alla condizione di 'essere interrogante'; condizione - viene da pensare - che appartiene all'uomo e che si manifesta sia nell'attività del filosofo come in quella dello scienziato. Un secondo punto interessante è che il senso di straniamento dal mondo - così fondamentale per Arendt in Vita Activa e aspetto 'negativo' della ricerca scientifica - si manifesta quando l'essere interrogante, lo scienziato filosofo, fornisce risposte che contraddicono il senso comune. Il senso di straniamento dal mondo non deriva specificatamente dalla scienza, ma è una conseguenza inevitabile della condizione umana come essere interrogante.</div>