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Frigg - Models and Theories - Theory and Language
<p style="text-align: justify;" data-start="331" data-end="1997">Il capito "<em>Theory and Language</em>" del saggio <strong>Models and Theories</strong> di Roman Frigg si apre con l’analisi della domanda fondamentale su cosa sia una teoria scientifica e quale tipo di oggetto essa rappresenti all’interno della pratica scientifica. L’autore introduce il problema attraverso la discussione di un caso paradigmatico: la meccanica newtoniana. Newton, nei <em data-start="659" data-end="670">Principia</em>, non fornisce un trattato filosofico su cosa sia una teoria, ma il modo in cui costruisce la sua opera consente di estrarre un modello implicito di ciò che, per lui, una teoria è e deve essere. Newton parte da definizioni, in cui introduce termini nuovi come “quantità di moto” o “quantità di materia”, e precisa il significato di termini familiari che non richiedono ulteriore chiarificazione. Segue poi l’enunciazione di assiomi o leggi del moto, tre principi generali che, quando congiunti con risultati geometrici e matematici preliminari, gli permettono di derivare teoremi su fenomeni specifici. Questo impianto – definizioni, principi generali, deduzioni successive – mette in evidenza tre aspetti strutturali del modo newtoniano di concepire una teoria: la necessità di un linguaggio dotato di una logica che consenta deduzioni valide; la presenza di leggi generali che fungano da cardini dell’intero edificio teorico; la coesistenza, nel linguaggio della teoria, di termini già noti e di termini tecnici introdotti dal sistema teorico stesso. Frigg chiama questa idea generale <strong data-start="1757" data-end="1788">Linguistic View of Theories</strong>, secondo la quale una teoria è essenzialmente una costruzione linguistica articolata in termini, regole logiche e principi che consentono la derivazione di conseguenze.</p> <p style="text-align: justify;" data-start="1999" data-end="3427">Su questa base si innesta la cosiddetta <strong data-start="2039" data-end="2068">Received View of Theories</strong>, la ricostruzione del concetto di teoria proposta dai logici empiristi del XX secolo. La Received View non abbandona la visione linguistica, ma la rende più precisa: una teoria scientifica è vista come un <strong data-start="2274" data-end="2310">sistema assiomatico interpretato</strong>. In essa si distinguono i termini logici da quelli extralogici; tra i termini extralogici si compie poi un’ulteriore distinzione, cruciale per il progetto empirista: quella tra termini osservativi e termini teorici. I primi sono ancorati direttamente all’esperienza sensibile, mentre i secondi non hanno un riferimento immediato al dato empirico e necessitano di essere collegati agli osservativi mediante <strong data-start="2717" data-end="2745">regole di corrispondenza</strong>. Una teoria, dunque, consiste in un insieme di assiomi formulati in un linguaggio formale, più un’interpretazione che definisce il ruolo empirico dei termini non logici. Frigg sottolinea che questa articolazione nasce dalla convinzione empirista che ogni conoscenza della natura debba essere, in ultima analisi, ricondotta all’esperienza sensibile. Le regole di corrispondenza tentano di mantenere questo legame anche per i concetti più astratti. L’immagine finale è quella resa celebre dal diagramma di Feigl: una rete di concetti teorici uniti da assiomi formali e connessi alla base empirica attraverso fili che rappresentano tali regole.</p> <p style="text-align: justify;" data-start="3429" data-end="4297">Frigg ricostruisce quindi come il declino storico del positivismo logico abbia indotto molti a considerare la Received View come definitivamente superata. Tuttavia, insiste che questa narrazione è fuorviante: molte versioni contemporanee dell’analisi delle teorie, comprese quelle di realisti come Popper o dei sostenitori del Best Systems Analysis, mantengono l’idea fondamentale della teoria come sistema linguistico assiomatico interpretato. I contrasti emergono piuttosto nell’analisi del significato dei termini teorici o nella critica alla divisione osservativo/teorico, ma non nella struttura generale dell’approccio. Per questo Frigg invita a non trattare la Received View come un fossile di valore puramente storico, bensì come una base concettuale ancora utile, da comprendere prima di valutarne limiti e potenzialità.</p> <p style="text-align: justify;" data-start="4299" data-end="5093">A questo punto si passa a esaminare una serie di critiche rivolte alla Received View, che, se valide, la demolirebbero alla radice. La prima grande obiezione è che l’analisi empirista richiederebbe la formalizzazione della teoria in <strong data-start="4541" data-end="4568">logica del primo ordine</strong>, sistema troppo debole per esprimere la matematica necessaria alla scienza moderna. Questa obiezione si basa su un equivoco storico: gli empiristi logici non hanno mai sostenuto che le teorie dovessero essere formulate in logica del primo ordine. Al contrario, Carnap stesso ricorre a linguaggi di ordine superiore e ritiene che il linguaggio della scienza possa includere l’intera matematica. Dunque, la critica – se intesa come vincolo strutturale – cade per mancanza di fondamento.</p> <p style="text-align: justify;" data-start="5095" data-end="5739">La seconda obiezione riprende un commento tagliente di Hanson, secondo cui la Received View tratterebbe le teorie come gusci formali senza significato, come “pietre di Rosetta non interpretate”. Ma questo è un fraintendimento: nella Received View l’interpretazione non è un accessorio, bensì una componente definitoria della teoria stessa. Il formalismo senza interpretazione non è considerato una teoria, ma solo uno scheletro simbolico. Il fatto che il termine “syntactic view” sia stato spesso utilizzato ha favorito il malinteso, e proprio per questo Frigg preferisce l’espressione “Linguistic View”.</p> <p style="text-align: justify;" data-start="5741" data-end="6525">Una terza serie di critiche riguarda l’identità delle teorie. Si è sostenuto che, dal punto di vista della Received View, due formulazioni linguisticamente diverse di una stessa teoria costituirebbero due teorie distinte, un risultato assurdo che porterebbe a identificare come teorie diverse persino la versione francese e quella inglese dello stesso testo. Anche qui, però, la critica si fonda su un postulato erroneo: la Received View non impone criteri puramente sintattici di identità. Nulla impedisce di usare criteri semantici o logici più flessibili, come quelli proposti da Quine, Glymour o Worrall. L’idea che la Received View costringa a un criterio ingenuamente sintattico è dunque un’altra costruzione polemica priva di fondamento.</p> <p style="text-align: justify;" data-start="6527" data-end="7171">Un’ulteriore obiezione è che la visione assiomatica congeli il progresso scientifico e renda difficile rappresentare i processi di sviluppo, revisione e trasformazione delle teorie nel tempo. Frigg risponde distinguendo tra analisi sincronica e diacronica: la Received View fornisce un ritratto strutturale della teoria in un momento dato, non una storia del suo sviluppo. Non è una mancanza, ma una scelta metodologica. Come lo studio statico della struttura di un ponte non pretende di raccontarne la storia, così la ricostruzione formale non intende descrivere la dinamica dell’evoluzione scientifica.</p> <p style="text-align: justify;" data-start="7173" data-end="7991">Infine, un’altra linea di critica afferma che la Received View non corrisponde all’aspetto reale delle teorie così come emergono dalla pratica scientifica quotidiana, perché gli scienziati raramente presentano i propri risultati in forma assiomatica. Anche questo, secondo Frigg, non è un vero argomento: la Received View non è un resoconto descrittivo della prassi, ma un tentativo di ricostruzione razionale, il cui scopo è chiarire in modo sistematico e trasparente la struttura concettuale di una teoria, non imitare il linguaggio e lo stile degli articoli scientifici. Gli stessi scienziati, quando affrontano problemi fondazionali, ricorrono spesso a formulazioni assiomatiche, come mostra in modo emblematico il caso della meccanica quantistica nel lavoro di von Neumann.</p>