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La gomma e la teoria colloidale di inizio XX secolo
<p style="text-align: justify;" data-start="206" data-end="942">Nel XIX e agli inizi del XX secolo, le proprietà peculiari della gomma costituivano un enigma centrale per i chimici. La sua capacità di allungarsi, recuperare la forma e persino riscaldarsi sotto tensione — come osservato da Gough nel 1805 e quantificato da Joule nel 1859 — la collocava al di fuori delle leggi della meccanica dei solidi allora conosciute. L’analisi di Faraday del 1826 aveva dimostrato che la gomma era un idrocarburo semplice, ma questo non bastava a chiarirne la struttura. In mancanza di modelli molecolari adeguati per spiegarne l’elasticità, gli studiosi si rivolsero sempre più alla nascente disciplina della <strong data-start="869" data-end="891">chimica colloidale</strong>, nella quale la gomma divenne un caso esemplare.</p> <p style="text-align: justify;" data-start="944" data-end="1612">Il concetto di <span style="text-decoration: underline;">colloide</span> fu introdotto da <strong data-start="985" data-end="1002">Thomas Graham</strong> nel 1861 per classificare sostanze amorfe e gelatinose come colla, amido e gomma. Graham contrapponeva i <em data-start="1108" data-end="1118">colloidi</em> ai “cristalloidi” cristallini, osservando che i colloidi diffondevano molto lentamente, non passavano attraverso le membrane e spesso non presentavano una forma molecolare definita. In questa prospettiva, la gomma non era una vera molecola ma un <strong data-start="1365" data-end="1409">aggregato di unità più piccole o micelle </strong>(particella in sospensione, formata da più molecole tenute insieme da forze di tipo intermolecolare), mantenute insieme da forze deboli. Questa interpretazione appariva plausibile perché sembrava accordarsi con il comportamento della gomma in soluzione e con il suo carattere amorfo e non cristallino.</p> <p style="text-align: justify;" data-start="1614" data-end="2400">All’inizio del Novecento, l’interpretazione colloidale della gomma era ormai consolidata. <strong data-start="1704" data-end="1720">Carl Harries</strong>, chimico tedesco, condusse esperimenti di ozonolisi (l'ozonolisi è una reazione organica in cui l'ozono ossida un alchene) sulla gomma naturale nel primo decennio del XX secolo. I prodotti di degradazione che ottenne lo portarono a proporre che la gomma fosse costituita da <strong data-start="1924" data-end="1967">unità cicliche di dimetilcicloottadiene</strong> associate tramite “forze di valenza secondaria”. Sebbene questa struttura si sarebbe poi rivelata errata, la teoria di Harries rifletteva l’assunto dominante secondo cui l’elasticità della gomma dovesse essere spiegata in termini di <em data-start="2201" data-end="2235">associazioni di piccole molecole</em>, e non di catene covalenti continue. La sua proposta fu ampiamente accettata e divenne una delle formulazioni più autorevoli della visione colloidale della gomma.</p> <p style="text-align: justify;" data-start="2402" data-end="3121">L’interpretazione colloidale fu sostenuta da una più ampia <strong data-start="2461" data-end="2484">“scuola colloidale”</strong>, fiorente nei primi decenni del Novecento. Figure come <strong data-start="2540" data-end="2560">Wolfgang Ostwald</strong>, figlio del Nobel Wilhelm Ostwald, promossero la chimica colloidale come nuovo fondamento per comprendere le sostanze complesse. Per loro, gomma, cellulosa, amido e proteine non erano grandi molecole ma <strong data-start="2764" data-end="2808">aggregati fisici di molecole più piccole</strong>, le cui proprietà derivavano dall’organizzazione micellare. Allo stesso modo, il chimico dei colloidi <strong data-start="2911" data-end="2939">H. G. Bungenberg de Jong</strong> sottolineò l’importanza delle forze micellari per la stabilità colloidale, rafforzando l’idea che materiali come la gomma non fossero molecole, bensì associazioni sopramolecolari.</p> <p style="text-align: justify;" data-start="3123" data-end="3932">Perfino studiosi che contestarono alcuni dettagli del modello di Harries continuarono a muoversi entro la cornice colloidale. <strong data-start="3249" data-end="3276">Samuel Shrowder Pickles</strong> nel 1910 sostenne che la gomma fosse costruita dall’addizione 1,4 dell’isoprene (idrocarburo a cinque atomi di carbonio) — un passo importante verso la comprensione moderna — ma poiché non riusciva a spiegare le estremità di catena, propose che le molecole fossero <strong data-start="3501" data-end="3518">anelli chiusi</strong>, ancora una volta in linea con la teoria colloidale. Nel frattempo, riviste specialistiche come la <em data-start="3618" data-end="3639">Kolloid-Zeitschrift</em> (fondata nel 1906) pubblicavano regolarmente studi che descrivevano il lattice di gomma come sospensioni di micelle, la cui stabilità era attribuita a film protettivi. L’elasticità stessa veniva interpretata come una proprietà emergente di queste particelle micellari a struttura “mielosa”.</p> <p style="text-align: justify;" data-start="3934" data-end="4607">Questa <strong data-start="3941" data-end="3974">scuola colloidale della gomma</strong> perdurò perché era coerente con le realtà scientifiche e industriali del tempo. La gomma si comportava come un gel in soluzione, e la sua lavorazione industriale — ad es. la vulcanizzazione — produceva materiali che sembravano sostenere l’analogia con i colloidi. Inoltre, mancavano strumenti sperimentali capaci di misurare il peso molecolare o la lunghezza delle catene: tecniche come l’ultracentrifugazione, la diffusione della luce e la cristallografia a raggi X sarebbero arrivate solo negli anni Venti. Di conseguenza, la teoria colloidale rimase l’interpretazione dominante della gomma per oltre mezzo secolo.</p> <p style="text-align: justify;" data-start="4609" data-end="5186">Agli inizi del XX secolo, dunque, la gomma era divenuta il <strong data-start="4668" data-end="4695">colloide per eccellenza</strong>: una sostanza la cui elasticità, viscosità e anomalie termiche erano comprese come conseguenze dell’aggregazione, non della struttura molecolare. Solo negli anni Venti, con l’introduzione del concetto di macromolecole da parte di Hermann Staudinger e con le prove cristallografiche di Kurt Meyer e Herman Mark, questa visione sarebbe stata definitivamente superata. Ma fino ad allora, la scuola colloidale rappresentò l’ortodossia scientifica, e la gomma ne fu l’esempio più affascinante.</p>